A volte ritornano, io e la mia (ex) città Erasmus. E la tua?
Altro che Surriento e le sue sirene... "Torna a Strasburgo"! Istantanee di un ritorno sul luogo del delitto per noi fondatori di cafebabel.com. Ebbene sì, il primo media europeo nacque proprio qui, nel gelo dei confini della Francia, durante un anno Erasmus molto speciale.
Ieri ero a Strasburgo per presentare con i miei colleghi EUdebate2009, il primo sito "figlio" di cafebabel.com che promette di rivoluzionare l'informazione per le Europee del prossimo giugno europeizzando il dibattito pubblico.
La presentazione del progetto al Parlamento Europeo, in grande stile, ha rappresentato per me un po' la chiusura di un cerchio. Sì perché tutta l'avventura di cafebabel.com è cominciata proprio nel capoluogo alsaziano, otto anni fa durante l'Erasmus mio e di Nicola Dell'Arciprete.

Tornare nella propria città Erasmus è un'esperienza agroamara, nostalgica. Non posso quindi non condividere con voi le immagini del ritorno sul luogo del delitto. In alto come eravamo otto anni fa e sotto...

... come siamo oggi, qui a Rue de l'arc-en-ciel (via dell'Arcobaleno) dove abitavamo con Nicola (a sinistra nella foto) durante il nostro anno Erasmus (2000-2001).

Il Flam's, con le sue pesantissime tartes flambées (sorta di pizza sottile con panna e pancetta) dove avevamo lavorato io come barista e Nicola come cuoco.

La cattedrale, senza la guglia più alta che ai miei tempi era coperta e con una mia posa soddisfatta dopo la presentazione di EUdebate2009.

Il presente: il team della redazione locale di Strasburgo (leggi il blog) con quello della redazione centrale di cafebabel.com in posa davanti al bel locale Artichaut (Carciofo). Strasburgo è oggi una delle 28 redazioni locali di cafebabel.com che dal 2001 si è allargato a macchia d'olio in Europa.
E voi? Siete mai ritornati nella vostra ex città Erasmus? quali le sensazioni, le emozioni, i luoghi del ricordo? ditelo nei commenti!

Comments
Credo che alla fine la città in cui vivi, soprattutto nel caso di un'esperienza come l'erasmus, è fatta non solo dai luoghi ma soprattutto dalle persone. Sono ritornato nella mia città erasmus, ho provato a rivedere gli stessi luoghi e a rifare le stesse cose, riassaporare le stesse torte e prendere il caffè allo stesso bar sotto casa. Niente aveva lo stesso sapore, avevo creato dei simulacri, stavo cercando di ri-vivere delle esperienze che sono per loro stessa natura uniche e irripetibili. Credo che il tratto fondamentale e più interessante dell'erasmus, come metafora dei rapporti umani in genere, sia proprio la sua limitatezza nel tempo. Ritornare nella tua città erasmus con la pretesa di rifare le stesse cose è come vedere un uomo sui sessanta vestito come un ventenne.
Ho rivisto alcune delle persone che hanno passato dei mesi con me, ho reincontrato il mio coinquilino, siamo andati a bere una birra dove andavamo di solito, niente da fare, mi sentivo fuori posto. Riuscivo ad avvertire una sensazione di disagio nel parlare in francese con persone che probabilmente avevano iniziato il loro erasmus poche settimane prima e che quindi stentavano, affannandosi nella ricerca di parole plausibili ma probabilmente inesistenti. Riuscivo a rivedere la mia storia cucita addosso ad altre persone, quasi un effetto specchio con la strana sensazione del reduce (è una sensazione che non riesco a spiegare, chi ci è riuscito è stato Giorgio Gaber... se vi interessa ascoltate "I Reduci").
Ritornare non è stata una bella esperienza ma un momento del mio ritorno mi ha segnato... Entrai nel bar sotto casa per prendere il solito caffè "serré", il proprietario mi guardò, nonostante fossero passati alcuni mesi dall'ultimo caffè mi riconobbe e mi disse "RISTRETO PER ITTALLIANO"... forse sono riuscito a lasciare una minuscola impronta in quel marasma di persone che vivono a Parigi.