Crisi scoutismo? "Colpa dell'Erasmus"
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Grazie a un'amica di Eurogeneration, abbiamo saputo che l'Erasmus torna ad essere capro espiatorio. Dopo la "fatwa" di Ilvio Diamanti che accusava il celebre programma di scambi universitari nell'ambito dell'omicidio di Meredith, questa volta è lo scoutismo a tirare in ballo l'Erasmus.
A fare concorrenza non sono solo gli impegni di studio, lavoro, famiglia ma anche le esperienze formative all’estero come l’Erasmus. «Sono formule più finalizzate al singolo, mentre il capo scout impara a stare con gli altri, aiuta a crescere mentre cresce lui stesso - precisa il vescovo Boccardo, responsabile scout a Torino.
Voglio precisare che lo scoutismo è considerato da questo blog come un'esperienza formidabile.
Ma perché criticare proprio l'Erasmus?
Allora avremmo voglia di chiedere al Vescovo se l'esperienza di cafebabel.com, primo media europeo creato durante un anno Erasmus gli sembra individualista. Se gli sembra individualista costruire un'opinione pubblica europea, un dibattito transnazionale.
Non sanno più cosa inventare quelli della catenaccio politics, in questo paese sempre più arroccato e chiuso all'internazionalizzazione.

Comments
Ciao Adri,
quando sento parlare di scoutismo la mia mente vola lontana. Le sante domeniche invernali al To 7 in pantaloncini corti e pelle d'oca. Lo zaino sempre troppo piccolo per contenere tutto l'indispensabile. Il panino immancabilmente fatto a metà con chi, puntuale, aveva lasciato il suo pranzo al sacco sul tavolo della cucina. Ma evoca anche tanto cammino personale, tante domande, dubbi e in questo lo scoutismo è un cammino individuale che fin dall'inizio ti mette di fronte a delle scelte. Ai lupetti si chiamano "prede", da grandi "obbiettivi", ma è sempre la stessa cosa. E in questo non riesco a vederci nulla di lontano dall'Erasmus, anzi. Molti amici scout, dopo aver fatto un'esperienza all'estero, sono tornati più motivati di prima a fare i capi. Il problema vero credo riguardi il tempo. Chi fa/è capo scout fa un secondo lavoro, (non pagato!), e ci vuole tanta volontà e passione per riuscire a conciliare tutto. Studio, vita affettiva, scout, famiglia, sport...ma non tiriamo in ballo l'Erasmus, non ha alcun senso, anzi. Chiediamoci piuttosto perchè in Italia la macchina del volontariato fa sempre più spesso rima con precariato...
Eli
Non potrei essere più d'accordo, Eli.
A me il periodo scout ricorda quelle notti magiche passate a scrivere il Cobra Express, il giornalino di squadriglia di cui - ovviamente - ero incaricato; le gare di cucina (quella in cui facemmo i ravioli freschi a base di terra e cenere è indimenticabile); le "scenette", per noi vere e proprie pièces teatrali che mi hanno fatto scoprire una passione, il teatro, che avrei avuto modo di coltivare (purtroppo) solo per qualche anno.
E poi quell'uscita domenicale nella quale, tra una scarpinata e l'altra, sentii per la prima volta nominare la parola "Erasmus". Fu un colpo di fulmine e... sì, sono d'accordissimo, lo spirito, quello della "nuova frontiera" da solcare è lo stesso.
..boh, veramente io ho letto l'articolo e non parlava proprio dell'Erasmus, ma citava vaghe cose, precisamente diceva.
«Travolti da nuove esperienze, studi all'estero, soprattutto, e svaghi di ogni tipo, e dal mondo del lavoro più difficile da gestire e da progettare rispetto ad alcuni anni fa».
In ogni caso, come capo educatore dell'AGESCI, ho sempre esortato tutti i ragazzi a partecipare all'Erasmus... e continuerò a farlo.
Non siamo una fabbrica di capi e mai vorrei che lo diventassimo.
Se continueremo a vivere e far vivere tutti nel precariato, trovo decisamente normale che ognuno debba prima pensare a sopravvivere, poi a costruirsi una vita... e infine al resto...
buona rotta
Sesascout
Ciao,
noi ci riferiamo all'articolo apparso su La Stampa on line di ieri, 22 settembre 2008. Verso metà testo si cita proprio l'Erasmus. Eccoti il link:
http://www.lastampa.it/redazione/cm...
Buona strada, Elisa
Parlare dell'erasmus come di un'esperienza improntata al singolo è ridicolo; chi scrive sta vivendo la propria esperienza erasmus in questo stesso momento e raccontare quanta interazione, complicità, comprensione si sviluppi tra i ragazzi che vivono questi momenti è impossibile. Si condivide tutto con persone che fino ad una settimana prima non avevi mai visto, si inizia a capire cosa voglia dire ascoltare l'altro, ascoltarlo senza aspettare il proprio turno per parlare, ascoltarlo perchè quello che importa è capire quello che le persone hanno da dire. Non credo esista esperienza più collettiva di un erasmus, non sono mai stato uno scout e non mi permetto di pontificare su un'associazione di cui non conosco l'agire e credo sia opportuno che l'esimio vescovo faccia altrettanto (dubito sia stato in erasmus).
Antonio