Omicidio Meredith, basta con la fatwa anti-Erasmus
By Adriano on Friday, December 7 2007, 21:22 - Idee - Permalink
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Avviso ai naviganti: l'Erasmus è pericoloso, gli studenti a rischio depressione e talora suicidio. Questa la fatwa scagliata dalle colonne di Repubblica da Ilvo Diamanti e benedetta da Eugenio Scalfari su L'Espresso. Diamanti fustiga la "gioventù apolide" responsabile del contesto sociale nel quale sarebbe stato perpetrato l'omicidio della studentessa inglese Meredith a Perugia.
Per Diamanti il capoluogo umbro è il simbolo di quei centri che i malvagi studenti Erasmus hanno sfigurato, trasformandoli in non-luoghi privi di "istituzioni, regole, autorità". "Nelle città universitarie (...) gli studenti sono "popolazione" di passaggio. Non hanno radici locali. Né la prospettiva di restarvi per la vita. Pagano affitti alti per un appartamento condiviso con altri studenti. Non lo possono percepire come casa propria."
Ma lo sa Diamanti quanti studenti, dopo l'Erasmus, tornano nel paese nel quale hanno trascorso l'anno più bello della loro vita e spesso, come nel mio caso, ci lavorano, si sposano e costruiscono un futuro spesso impossibile in paesi - quelli sì - depressi come l'Italia?
Ma Diamanti non si ferma. Gli studenti "apolidi" sono privi di "vincolo sociale e comunitario. Perché non sono una società e neppure una comunità. Ma una umanità immersa in relazioni, in larga parte, transitorie. Fitte ma senza impegno."
Questo è davvero troppo caro e preziosissimo Diamanti. Se non dovesse saperlo grazie al programma Erasmus - 1,5 milioni di studenti dal 1987 - sono nate solide amicizie, amori profumati e, spesso come nel caso di mia moglie, francese sonosciuta alla Luiss di Roma, i pancioni dell'avvenire. Grazie all'Erasmus eserciti di giovani possono finalmente sprovincializzare le loro esistenze, imparare una lingua straniera e - contrariamente a quanto da lei affermato - sentirsi a casa all'estero.
Se su 1,5 milioni di persone ce n'è una che viene uccisa non vuol dire che l'esperienza studentesca più entusiasmante dei giorni nostri debba essere demonizzata. Vuol solo dire che è un'esperienza ormai generalizzata e che, fortunatamente, sta democratizzandosi. Che i sacerdoti del tribalismo e dei bei vecchi tempi "quando si poteva restare tutti tra italiani" possano tacere. Il mondo va avanti e tant mieux.
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Comments
sono profondamente d'accordo con te.
i fatti di perugia ci devono indignare ma sicuramente non possono oscurare quanto di positivo c'è nel progetto a cui abbiamo avuto la fortuna di partecipare.
...e tanti auguri a te e tua moglie per il pancione!
Nuccia
Adri, sei stato a Urbino o a Perugia, città di cui parla Diamanti?
Non si parla di Roma, Parigi o Berlino, città dove, sei vai, hai voglia di tornare da non studente.
Per fare un esempio di questo tipo, c'è anche Granada, dove io ho fatto l'erasmus, come sai. Sono città belle, bellerrime anzi, piene di arte, di storia, centri vivi perché animati da studenti e turisti, ma non di popolazione locale. Oddio, a Granada di granadini ce ne sono, ma non c'è lavoro, quindi non ci torneresti; e a Urbino la città è praticamente invasa dagli studenti. E' la legge del mercato, certo, agli abitanti conveniva affittare le case del centro e comprarsene di più grandi fuori piuttosto che continuare ad abitarle, ma quelle città sono in mano agli studenti.
Di qui a demonizzare lo scambio erasmus ce ne passa, ma io credo che il giornalista volesse solo dire che ci sono cittadine come quelle sopracitate, soprattutto nel centroitalia, dove gli studenti sono solo di passaggio. E che a volte non rispettano i locali, con le loro feste ogni notte, con le loro grandi bevute ecc. ecc.
Ecco, io credo che ci sia erasmus ed erasmus: un buon modo per farlo secondo me è quello di mescolarsi il più possibile con la popolazione locale, non per perdere le proprie radici da cui ci si è già sradicati, ma per vivere "all'italiana", "alla francese", "alla tedesca".
E of course, lunga vita al progetto erasmus!
Ma "i pancioni dell'avvenire" significa qualcosa di bellerrimo... me ne sono accorta solo adesso, auguriiiiiiiiiii!
Siamo d'accordo sulla necessità del mélange. Ma non capisco perché deve essere tutta colpa degli studenti. Il problema è puramente urbanistico. Voi spiegatemi come, nel mondo moderno, una famiglia puo' vivere in una città museo. Forse pensare a centri commerciali costruiti oculatamente, a scuole e licei di qualità, ad asili, a cinema o a tutto quanto possa attirare famiglie... Non sono un esperto. Ma so solo che demonizzare solo una parte mi sembra ingiusto. Dopo tutto qual è la generazione al potere (vedi anche http://eurogeneration.cafebabel.com...)
Un centro commerciale in centro a Urbino mi sembra una bestemmia. Sono spazi che mancano, se conosci la città capisci cosa voglio dire (vicoli strettissimi, è già tanto che possano circolare le macchine...). Il problema è che la legge del mercato impone questa situazione: le case in centro sono care e affittabili ormai solo a studenti. Non voglio certo demonizzare la categoria degli erasmus, ma bisognerebbe educare alcuni di loro a un comportamento più rispettoso delle culture e delle città dove vanno a fare l'erasmus.
Detto questo, il mélange riscuote il mio più ampio consenso.