Vado o torno? Il dilemma del migrante
By Adriano on Sunday, September 30 2007, 17:23 - Idee - Permalink
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Ormai è un rito. L'aereo deve prima fermarsi e poi, mentre gli altri si precipitano alle cappelliere, estraggo la scheda francese e la sostituisco con la sim italiana (Omnitel, ricordate?). Ricorda gli alzabandiere, quando un paese sostituisce un altro nelle forze internazionali.
Rieccomi qui. Napoli, aeroporto di Capodichino. Bentornato, mi dicono gli amici. Ma nella terra di origine si va o si torna? Tra noi babeliani, figli (nomadi) della eurogeneration le scuole sono due. C'è chi segue la ragione: ormai la mia vita è a Parigi, mi sforzo a dire. Io vado a Cava. E c'è chi si lascia scappare un torno, spesso percepito come simbolo di debolezza, come se il viaggio prima o poi dovesse finire nell'Itaca che tutti noi un po' coltiviamo dentro. Serbandone il ricordo, parlandone il meno possibile, mitizzandola sempre.
Per anni ho voluto dire io vado a Cava, non ci torno. Sono ormai quasi dieci anni che non ci vivo. A Parigi abito da cinque anni, sto mettendo radice. Ma poi posso usare lo stesso verbo - andare - che uso per tracciare la mia rotta per Tallinn o La Havana? Forse lo inventeremo, un giorno, un "verbo di movimento" vero e proprio, figlio bastardo dell'andare e del tornare.
P.S. Scusate, rincuoratemi: sono l'unico a farsi queste paranoie?
Comments
Non sei affatto l'unico, io me le facevo dopo pochi mesi di erasmus, come quando pensavo di aver lasciato "a casa" qualcosa..
Nel mio caso ho assistito alla transizione dal "tornare" all'"andare". Dal termine "casa" a quello geografico "Roma". Il tempo e' il catalizzatore di queste trasformazioni che avvengono nella nostra testa malgrado il cuore remi contro...
adriano
ti assicuro che nn sei l unico: provo le stesse identiche cose, e ogni volta che mi si chiede di parlare di parigi dico "quella e casa mia"...
nuccia
Credo che sia fisiologico porsi delle domande oggi che il ruolo dello Stato-Nazione non é più in crisi. E' semplicemente sparito.
Dov'è la nostra casa nel mondo delle infinite possibilità - e delle infinite disuguaglianze?
Sono pensieri che credo affliggano quotidianamente il pensiero di chi, per un motivo o per l'altro, se n'é andato, e forse tornerà, forse andrà, forse resterà.
(la patria ormai si è ridotta ad insistere su concetti sportivi - per molti, l'Europa continua a farla la Champions League -; qualche spunto di folklore, cucina. E piccoli ricordi d'infanzia)
Bè, se il tuo problema è solo andare o tornare, stai messo bene...io torno A CASA quando rientro in italia (vicino a milano - vicono a treviglio - a canonica d'adda...un posto talmente insignificante che non s trova nemmeno con google earth)
E
rientro A CASA quando torno a parigi (in uno studio talmente microscopico che non c'è nemmeno sulla pianta del palazzo..)
poichè sono una donna pragmatica, ho deciso di identificare la dimora italiana con CASA DEI MIEI...poi mia mamma mi ha sentita definirla cosi' e le è venuta una crisi d'identità, della seria LA TUA CASA E' QUESTA NON QUELLO SGABUZZINO e adesso...bhoooooooooo...qualcuno conosce un buon psicherasmus?
per siisi:
anche mia madre ha avuto una reazione del genere quando e venuta a trovarmi a Parigi...!e proprio vero che le mamme sono tutte uguali!!!
nuccia
cavolo, si, mi consolo! ma ora sono alle prese con la venuta della genitrice in visita...per tutto un w end...A casa mia...un letto, un microbagno...insomma, students ci si sta in tre, com'è che la mamma è cosi ingombrante??? dove la metto??? aiuuuuuutooooooooooooooooooooo
Diciamo che torno...che è poi il verbo che dico e sento dire di più.
"Quando torni?" (mamma, dopo 6 mesi di ritorni rimandati)
"Quando torni in Irlanda facciamo questo e quello..." (eddie, dopo essere tornata in Italia da 2 giorni)
"Ehi, ma quando torni a firenze?" (coinquiline preoccupate)
...
e io che torno sempre.
E ogni volta che torno lascio qualcuno che vorrebbe che tornassi.