C'è una vita dopo l'Erasmus (fuori dall'Italia). Parola di Fiorella.
By Adriano on Monday, September 17 2007, 17:36 - Persone - Permalink
This post is also available in: German EnglishRieccoci qui a parlare, questa volta non solo di (come nel post precedente) ma anche con Fiorella di Erasmus, frontiere e periodi della vita.
Fiorella benvenuta su Eurogeneration. Se dovessi riassumere in cinque-parole-cinque la tua esperienza Erasmus quali sceglieresti?
Ciao Adriano e grazie per l'ospitalità. Il cliché impone alcohol, sesso, festa, amici e divertimento. Ma credo che un anno vissuto all'estero non sia (solo) questo ma molto di più: volontà di mettersi alla prova, desiderio di confrontarsi con gli altri, di partire da zero per costruire una vita nuova, più matura e consapevole. Ops: non sono cinque parole! Sono passati due anni da quel 2004/05 ad Alicante.
Ti è passata la sindrome Erasmus?
Direi che peggiora ogni anno di più! Dopo la fase critica, che si manifesta al rientro, la sindrome si "normalizza" e ti accompagna costantemente. Ma è una cosa positiva: è la molla che mi spinge a fare nuove esperienze, a partire (o ripartire) con una marcia in più rispetto agli altri.
Cosa fai oggi nella vita? Riesci ad esprimere quella babelianità acquisita in Spagna?
In attesa dell'ennesima, spero definitiva partenza verso la Spagna (di nuovo !) o il nord Italia a ottobre, mi occupo di grafica e comunicazione. Quest'anno ho avuto la possibilità di migliorare le mie conoscenze nel settore grazie a un progetto della regione Campania (il G.B. Vico) che mi ha permesso di lavorare 4 mesi a Madrid in una galleria d'arte: altra magnifica esperienza all'estero, ho conosciuto persone meravigliose e ho potuto dare sfogo a quella "babelianità" che in patria è un po' troppo compressa (soprattutto al sud e soprattutto a Cava, ma questo è un altro discorso, che conosci bene quanto me).
Sei sempre in contatto con gli amici dell'Erasmus?
Sì. Anche se a fasi alterne: è complicato riempire le distanze e riuscire a vedersi, però grazie a messenger, e-mail e rimpatriate varie siamo ancora in contatto.
Sei riuscita a comunicare con loro sui temi che evochi in "Antropologia dell'Erasmus?"
Di più: sono riuscita a portarli alla discussione della tesi! Ad Alicante sapevano tutti che stavo scrivendo la tesi sull'Erasmus, l'hanno letta (tutta, con mio grande stupore!) e la mia più grande soddisfazione, quando mi sono laureata, è stata vedere i miei amici dell'Erasmus e i miei compagni d'università - Erasmus anche loro, in città diverse - commuoversi insieme a me mentre chiudevo la discussione con le note di "Tornano in mente" di Alex Britti: "Ritorneranno forte nella mente momenti che ho vissuto intensamente, e tutta la gente che ho conosciuto in qualche modo tornerà, ti sembrerà niente però vuol dire che qualcosa ancora ci sta." Spero di essere riuscita a comunicare a tutti gli Erasmus quel "qualcosa che ancora ci sta", dopo due anni e - mi auguro - dopo molti altri ancora.
Comments
dalla sindrome erasmus non si guarisce...fortunatamente:)
ed è davvero qualcosa che ti da una marcia in più rispetto a chi non è entrato a far parte di questa grande famiglia.
Certo è difficile tornare alla vita reale ma si è sicuri di avere una maggiore consapevolezza della realtà che ti circorda e la si osserva con gli occhi del pluralismo culturale. ci si scopre incosciamente votati alla comunicazione e alla discussione supportati da un autonomo spirito critico, che sviluppa l'educazione culturale o iterelazionale ricevuta fin da piccoli sintetizzandola con un nuovo approccio che porta a porsi continuamente in discussione...si capisce quanto sia importante il relativismo culturale per decodificare la realtà e quanto la comunicazione e la discussione siano validi strumenti per diventare più forti e consapevoli.
lo sguardo si estende al mondo e non più alla tua città o regione o paese...
posso dire con convinzione che si nasce una seconda volta e ci si sente finalmente parte integrante viva e attiva del pianeta terra!:)
un saluto a tutta la famiglia erasmus e a chi si sta per entrare a farne parte da parte di una convinta sostenitrice del progetto.
marilena
.. parole sante... non si guarisce mai! Tante volte mi sento un marziano, soprattutto quando sono al mio paesello con i miei coetanei che vivono tranquilli nella loro dimesione locale.. e mi fa sempre piacere confrontarmi con altri che hanno vissuto la mia esperienza. Anche o sono uan fautrice del progetto... ovvio! Forse... dovrebbero essere creati dei programmi per agevolare coloro che decidono di continuare il loro percorso di studi nel paese ospitate o un servizio di job placement. Almeno ai miei tempi non c'era - io sono una nonnina dell'Erasmus.. l'ho fatto nel 99/00 in Galless - ok chiudo questo post che il cambio del tempo mi accentua i reumatismi
ciao!!
Un programma per stage all'estero esiste e si chiama Leonardo:
http://www.programmaleonardo.net/ll...
La trafila è lunga, certo, ma si possono ricevere 600 euro mensili il che aiuta a sostenere la nostra voglia di espatrio...
Ciao... si si lo so, ho fatto il progetto in Leonardo, l'ho fatto in Irlanda. IO non intendevo questo: un servizio di job placement per coloro che vogliono rimanere li... parlo di vero lavoro no stage.. direttamente alla conclusione dell'anno di erasmus. In sostanza: aiutare chi decide di rimanere nel paese ospitante stabilemnte o almeno per un periodo medio lungo.
Beh, bella idea... a breve lanceremo su cafebabel.com delle petizioni on-line... Più info qui:
http://coffeefactory.cafebabel.com/...