Italiani all'estero: eurogeneration o immigrati?
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La condizione dell'italiano all'estero è peculiare. Perché, in genere, l'espatrio vissuto dai nostri conterranei non è semplice sinonimo di curiosità, voglia di viaggiare e nuova frontiera. Come lo è per la stragrande maggioranza dei giovani che dall'Europa occidentale oggi investono le capitali del Vecchio Continente per studiare e lavorare grazie alle nuove, favorevoli condizioni della mobilità made in EU.
Spesso, invece, il giovane italiano che decide di partire, lo fa per necessità. Per delusione. Per dire 'no' a un sistema clientelare o, peggio ancora, clanico e in ogni caso gerontocratico. Quello che vige, intatto, almeno nel Meridione e comunque incancrenisce l'insieme del sistema Italia. Un sistema - non per forza parente di quel che Roberto Saviano in Gomorra definisce 'o sistema - che annichilisce l'iniziativa individuale, che disconosce la meritocrazia e boccia (spesso emarginando, en passant) i creativi.
Le storie degli italiani all'estero (di noi italiani all'estero) sono storie di chirurghi stanchi di non imparare niente nella madrepatria perché "all'ospedale, tanto, il professore insegna solo a figli e nipoti" come mi confessava giorni fa un amico ("impara l'arte e mettila da parte", giusto?). Sono storie di giornalisti che non ne vogliono sentir parlare di una gavetta di vent'anni promessa dal sistema nostrano e che, in Francia, a 22 anni, si permettono già di firmare reportage. Sono storie di venditori di mozzarelle di bufala che preferiscono girare per Parigi come una trottola ogni santo giorno anziché elemosinare lavoretti sottopagati, precari e più o meno "sporchi".
I volti dipinti dall'obiettivo di Andrea Decovich e Valentina Maccarinelli non sono quelli di queste storie. O almeno di quelle appena abbozzate. Sono i volti di chi Parigi la ama, di chi vi porta il sole dei propri sogni. E la passione di chi vuole farsi da solo. Ma sa pure che il proprio Bel Paese (bello, bellissimo), quello della crescita zero e delle pensioni che ci sogneremo, più tanto bello non è. O no, caro lettore?
© 2007 Decovich&Maccarinelli/ PhotoCast.org
© 2007 Decovich&Maccarinelli/ PhotoCast.org
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© 2007 Decovich&Maccarinelli/ PhotoCast.org
© 2007 Decovich&Maccarinelli/ PhotoCast.org
© 2007 Decovich&Maccarinelli/ PhotoCast.org
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Comments
E poi ci sono i vecchi come me che, dopo tanti anni di lavoro in azienda italiana molti dei quali all'estero, hanno scelto di venire a vivere in Francia.
15 anni fa la mia famiglia scopri' la Guadalupa proprio mentre usciva in Italia a legge che dal 1° ottobre 1992 diminuiva le pensioni....Comprammo un terreno in un luogo favoloso, costruimmo un albergo e lo gestimmo sino al 2000. Non ci abbiamo guadagnato molto in denaro, ma i miei tre figli sono usciti dal guscio del campanile , hanno acquisito una mentalità aperta, due di loro hanno sposato straniere. Ora ho sei nipotini: tre a Torino, due a Magdeburg ( D) e una qui in Luberon.
Andate, prendete su il sacco voi giovani e girate il mondo.
A prescindere da quanto avviene in Italia, divenite europei con gli occhi e la mente aperta !!
Dunque, secondo l'esperienza di Antonio, il problema di fondo non cambia, nonostante il trascorrere del tempo e la globalizzazione in atto: andare all'estero significa nella maggioranza dei casi: andare alla ricerca di piu' valide opportunita' di lavoro ....
Il livello culturale di chi si trasferisce e' senza dubbio piu' elevato ma, in fin dei conti, e' sempre una "condizione" di vita e di lavoro migliore che ci spinge ad emigrare.
Certamente, il fenomeno non si definisce piu' "emigrazione", piuttosto si parla di mobilita' dei cervelli, ma il risultato e' sempre lo stesso per gli italiani. Ne siamo sicuri ???????????
Dunque, secondo l'esperienza di Antonio, il problema di fondo non cambia, nonostante il trascorrere del tempo e la globalizzazione in atto: andare all'estero significa nella maggioranza dei casi: andare alla ricerca di piu' valide opportunita' di lavoro ....
Il livello culturale di chi si trasferisce e' senza dubbio piu' elevato ma, in fin dei conti, e' sempre una "condizione" di vita e di lavoro migliore che ci spinge ad emigrare.
Certamente, il fenomeno non si definisce piu' "emigrazione", piuttosto si parla di mobilita' dei cervelli, ma il risultato e' sempre lo stesso per gli italiani. Ne siamo sicuri ???????????
Tutto questo mentre in italia si decantano quali sporadici esempi di meritocrazia le selezioni delle giovani menti ad opera dei presidi dei licei che segnalano i nomi dei più meritevoli(oggi il mio ex liceo svende i 10 in pagella) alla Normale, il cui consiglio poi provvede su basi più o meno discrezionali a selezionare una rosa di nomi che formeranno la "futura classe dirigente"( Repubblica, 8 luglio 2007)...
Questa è cooptazione non meritocrazia...e parte da lontano, dai licei, con la pretesa di spezzare le logiche di un sistema che invece contribuisce solo ad alimentare...
Ciao Adriano,
hai ragione quando dici che l'Italia spesso è provinciale perché non dà spazio ai giovani e a coloro che valgono. Credo però che la mobilità odierna vada considerata come un fattore positivo e di arricchimento delle esperienze.
Gli italiani all’estero, gli oriundi o chi più semplicemente ama la cultura italiana (che io chiamo “italici” sentendomi italico a mia volta da croato-italo-svizzero), hanno l’opportunità di costruire e tessere reti di relazioni, di business o culturali che abbracciano tutto il mondo. L'Italia è provinciale rispetto al suo alter ego globale, l'italicità? Ma certo! Quando, però, le reti italiche (la moda, il design, il turismo, il food, ecc.) penetrano a fondo nel tessuto provinciale del paese (e la cosa si verifica già con le grandi reti funzionali milanesi e del Nord Italia), le cose cambiano anche da noi.
Diventiamo meno provinciali sfruttando quel plusvalore mentale, pratico e organizzativo che caratterizza le esperienze aperte. L'italicità nel mondo valorizza già le caratteristiche migliori di italiani e oriundi nel mondo.
Quando anche il nostro paese aprirà gli occhi su cosa è attuale e cosa no nel mondo globalizzato, potremo dire che gli italiani che se ne sono andati e che però in un modo o nell'altro continuano a interagire con l'Italia, hanno apportato al paese di provenienza il necessario tasso di cosmopolitismo per cancellare provincialismo, nepotismo e chiusura.
Per dibattere di questi temi invito te e la community dei babelblog sul blog dell’associazione per cui lavoro:
Blog: “Italicando” www.globusetlocus.org/blog
buongiorno a tutti! quest anno ho la maturità e come tema della tesina ho scelto "le motivazioni che inducono alla scelta dell' immigrazione".
qualcuno può aiutarmi, magari con esperienze personali o materiale che può essermi di aiuto? grazie
Buongiorno a tutti,
scrivo da una casa di produzione televisiva italiana.
Per la realizzazione della quinta edizione di "Cambio Moglie" stiamo cercando coppie o famiglie di italiani residenti in Europa interessati a partecipare.
Chiunque fosse interessato può contattarci all'indirizzo mail cambiomoglie@endemol.it
grazie dell'attenzione,
saluti
Buongiorno a tutti,
sono completamente d'accordo con Adriano !
Io in Italia ero schiava del clientalismo e dunque relegata a fare dei lavori di secondo, vedi terz'ordine !
In Francia ho scoperto di avere talento e capacità tali da permettermi di avere un lavoro dignitoso, una vita professionale che mi arricchisce ogni giorno un po di piu'.
Le pari opportunità a Parigi é una realtà e non un lungo sonno ........ come nel meridione d'Italia da cui provengo.
Felice anno a tutte le persone che pensano col proprio cervello : cogito ergo sum !!
Baci Laura
Ciao a tutti, anche noi ce ne siamo dovuti andare dall'Italia, perché le prospettive di lavoro erano quelle che erano. Io avevo anche un posto fisso in un'amministrazione pubblica, ma per mia moglie medico specialista le possibilità non erano per nulla rosee. Noi abbiamo raccontato i motivi della nostra scelta qui: http://onewaytosweden.blogspot.com/... Un saluto a tutti. Gabriele
eheh grande gabriele, seguo cum-passione le vostre avventure nordiche... credo farò la stessa fine
scandinavia rulez
saluti dal regno di danimarca
licia
Interessante discussione.. colgo l'opportunita' per chiedere a italiani residenti in Francia per motivi lavorativi di contattarmi all'indirizzo fran.atopos@gmail.com
Vorrei sottoporvi alcune domande all'interno di una ricerca presso l'Universita' di Macerata. Mi piacerebbe sapere cosa pensano dell'Italia e della Francia i nostri connazionali d'oltralpe. Come accennato, mi riferisco solo agli italiani che si siano trasferiti in Francia PER MOTIVI LAVORATIVI.
grazie e a presto,
fran