
Oracle Arena, Oakland, California. Sono le 19:29 del 6 novembre. E la partita di NBA tra i Golden State Warriors e i Cleveland Cavaliers sta per cominciare. Affamato trovo il coraggio di mettermi in coda per comprare una... ahem... "pizza". Arriva il mio turno, ordino e chiedo di pagare con travel cheque. La cassiera (ottantenne) chiama il titolare che mi chiede, da regola, il passaporto. Lo prende e dice:
- Italia? E' ancora un paese?
- Sì, certo. Perché?
- Mah, con l'euro adesso siete un tutt'uno in Europa, no?
- Beh, non ha tutti i torti. Infatti se sul passaporto legge bene vedrà che sulla prima riga c'è scritto "Unione Europea"
- Okay, quindi siete un po' come gli Stati Uniti, ora, right? Era ora...
- Un po', sì. Un po'...
Ma se persino un pizzaiolo di Oakland capisce che l'Europa si sta avvicinando, vuol dire che qualcosa pur si muove. Rincuorante. Poi il morale è sceso sotto i calzettini perché la squadra di casa che sostenevo, i Warriors, hanno perso la quarta partita consecutiva dall'inizio della stagione confermandosi come una delle squadre più tristi dell'NBA. Sarà perché Marco Belinelli, dall'Italia... pardon, dall'Ue con furore, non è entrato in campo...