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Nasce una nuova generazione

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2007

E il pizzaiolo di Oakland disse: "Ma l'Italia esiste ancora?"

Oracle Arena, Oakland, California. Sono le 19:29 del 6 novembre. E la partita di NBA tra i Golden State Warriors e i Cleveland Cavaliers sta per cominciare. Affamato trovo il coraggio di mettermi in coda per comprare una... ahem... "pizza". Arriva il mio turno, ordino e chiedo di pagare con travel cheque. La cassiera (ottantenne) chiama il titolare che mi chiede, da regola, il passaporto. Lo prende e dice:

- Italia? E' ancora un paese?
- Sì, certo. Perché?
- Mah, con l'euro adesso siete un tutt'uno in Europa, no?
- Beh, non ha tutti i torti. Infatti se sul passaporto legge bene vedrà che sulla prima riga c'è scritto "Unione Europea"
- Okay, quindi siete un po' come gli Stati Uniti, ora, right? Era ora...
- Un po', sì. Un po'...

Forse l'integrazione europea è ancora lontana.

Ma se persino un pizzaiolo di Oakland capisce che l'Europa si sta avvicinando, vuol dire che qualcosa pur si muove. Rincuorante. Poi il morale è sceso sotto i calzettini perché la squadra di casa che sostenevo, i Warriors, hanno perso la quarta partita consecutiva dall'inizio della stagione confermandosi come una delle squadre più tristi dell'NBA. Sarà perché Marco Belinelli, dall'Italia... pardon, dall'Ue con furore, non è entrato in campo...

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2007

Francia-Inghilterra: la mia prima partita di rugby

Canoa, golf, tiro con l'arco. Prima di vivere questo mondiale malgré moi, per me il rugby era uno sport come un altro. Non un fenomeno sociale, capace di tenere col fiato sospeso milioni di persone (ieri erano 18 solo in Francia!), coi pub pieni e i media che non parlano d'altro. E così, dopo esser riuscito ad ignorare il girone eliminatorio (qui chiamato "poule", gallina, bah!) e i quarti, ieri - una coppia di amici franco-inglese oblige - ho passato la serata a guardare Francia-Inghilterra. La semifinale è stata equilibratissima e, con mia grande sorpresa, appassionante.

Abituato agli 0-0 del calcio, bisogna riconoscere che la palla ovale (familiarissima per noi calciatori della generazione del "malleabile" pallone Super Santos) diverte. Questi energumeni che si spupazzano, corrono come lepri e soprattutto non fanno scenate appena sfiorati come femminucce di inzaghiana memoria, sono simpatici. Insomma, la mia prima partita di rubgy è stata una bella esperienza. Vissuta con la famosa coppia franco-inglese, certo (lui babelblogga di rugby), ma anche con una ispano-bostoniana in cui lei, una giornalista appena arrivata a Parigi, tifava England e lui pure ma non lo diceva abituato alle liste di proscrizione del calcio (ma nel rugby, dicono, i tifosi non si scannano). Ad innalzare il livello alcoholico della serata, poi, degli irlandesi di Belfast amici miei che, ovviamente, tifavano Francia. E un sivigliano con la bandiera francese disegnata sulle guance.

Insomma, bello il rugby. Soprattutto perché il pub era popolato delle due fedi rugbistiche, senza linee Maginot tipiche del calcio. E, incredibile ma vero, alla fine i vittoriosi inglesi consolavano i francesi. Che, comunque, non sanno perdere. Questo è vero in tutti gli sport :-)

 

P.S. dalla regia mi dicono che poule è invece pool... piscina?? mi aiutate?

Foto di Manuel MC/Flickr.com