babelblogs

hosted by cafebabel.com

eurogeneration

Nasce una nuova generazione

To content | To menu | To search

Italy { Keyword }

28

03

2008

Ho visto... un posto da euroreporter a Bruxelles

Ecco il primo intervento della serie "Ho visto cose che voi italiani". Chi scrive è Giovanni de Paola, dal Belgio. E non dimenticate che è possibile partecipare a quest'iniziativa volta a far emergere storie di ordinari "miracoli" che i giovani italiani realizzano (rigorosamente) non in patria.

Comunicazione di servizio: se siete a Parigi il 4 april non perdete il dibattito Pd-Pdl che organizza cafebabel.com sul tema: "Giovani italiani all'estero: immigrati o eurogeneration?"

All’ingresso della cattedrale di Anversa. Foto di Giovanni de Paola

Lo stomaco mi ringrazia. Una settimana di cucina italiana l’ha ristabilito. La birra belga è buona, la cioccolata di più. Ne sono drogato. Con le nocciole, fondente, bianca, nera. Il multiculturalismo della cioccolata è in Belgio. Che è dove lavoro.
L’Italia “che è” dove sono nato. Foggia “che è” dove ho il cuore, Bologna “che è” dove mi sono innamorato del mio lavoro: scrivere. Bruxelles “che è” dove sto andando per mettere in pratica il sogno nato in Emilia Romagna.
Il mio stomaco.
Lui votò contro quando votai con me stesso per decidere se lasciare il paese della mozzarella, protagonista della psicosi diossina degli ultimi giorni, e della pizza, della dieta mediterranea, della piada, delle tigelle.
Se non fosse per lo stomaco, la votazione del mio organismo sarebbe stata favorevole all’unanimità all’esperienza belga.
La parte saggia, quella poca che c’è, intuì l’opportunità internazionale che aveva di fronte.
La parte sentimentale di me, che aveva già affrontato il passaggio dal sud al nord Italia, mi diede il permesso di metterla a rischio di nuovo. Se la sentiva. La nostalgia degli amici, della sorella e di tutta la famiglia sarebbe stata sopportabile…a suo parere.
Il lato ansioso mi disse: “Se mi tieni tranquillo dicendomi che sei sicuro almeno al 70% che la scelta sia giusta, facciamo questo biglietto Ryan Air!”   
Gli diedi un fermo 90% e sfoderai la mia Visa Electron di fronte al mio laptop come fosse la colt di un pistolero.
La parte istintiva e primordiale di me non la consultai neanche…anzi, dovetti zittirla per farle smettere di ripetere la solita frase: “Miiiiiii le ragazze belghe!!! Le belghe!Le belghe!”.
Andai.
Ora viaggio per l’Europa come inviato per un giornale e sto approfondendo il mestiere del “reporter”. A breve, vorrei avere una esperienza redazionale che mi consenta di crescere.
Non è una pretesa utopica. L’Europa finora non mi ha tradito. Ho 28 anni, ho pubblicato il mio primo libro e inizio ad affacciarmi sulla prima pagina di quotidiani nazionali italiani. Spero presto in maniera stabile.
La raccomandazione non ce l’ho, ma ora sono sul gradino subito sotto a chi la spintarella (o calcione fortissimo) ce l’ha. Non è un onore, ma almeno ora il gradino l’ho trovato.
Tutto ciò alle spese di qualcuno che non mi tiene più in considerazione da tempo: scusami, Stomaco, prometto che andrò alla ricerca di insalate e cibo italiano il più spesso possibile, voglio che anche tu sia convinto come me, che vivere in Europa è la scelta giusta.

18

03

2008

Ho visto cose che voi italiani…

ll profumo della pasta con la pummarola e quello del mare, ci mancano eccome. Ma la dittatura delle raccomandazioni, la gerontocrazia, i treni puntualmente in ritardo e una società che ti condanna a vivere chez mammà, quelli no.

Anzi. Emigrando, non siamo fuggiti. Abbiamo compiuto un gesto, inconsapevole, di protesta contro il muro di gomma del Belpaese. Ma – grazie a Internet e alle low cost – non siamo partiti del tutto. Ed è questa la forza dirompente di noi, nuovi migranti che migranti non siamo, di noi figli della prima eurogeneration. L’Italia, la conosciamo. La osserviamo, dall’esterno. Col distacco – sapete – è ancora più bella e più ingiusta, stracolma di potenzialità e frustrata.

La “Casta” e il “sorpasso” della Spagna (e di tanti altri a venire), li abbiamo sentiti prima di voi. Perché è quella Casta che ci ha cacciati dalle università, dalle redazioni, dagli ospedali, dagli studi legali.

E ora? Ora vogliamo approfittare di Internet e del Web 2.0. Per raccontarvi di chi, a 26 anni, non studia ma insegna; non porta la borsa ma impugna i ferri in sala operatoria; non viene sfruttato in uno studio di provincia ma pronuncia arringhe in tribunale. Di chi, fresco laureato o giovane professionista, viene volorizzato non perché “figlio di” ma perché meritevole. In tutti i campi.

Abbiamo visto cose che voi italiani non potreste immaginarvi. Ma non sono cose dell’altro mondo. Vi parliamo a distanza di pochi chilometri. O di un semplice click. E allora ascoltate, commentate, partecipate a questo nuovo blog. E' il vostro.


Cari lettori assidui (o estemporanei) di Eurogeneration, questo è l’incipit di un blog collettivo che sta per nascere. Per aiutare l’Italia, la “nostra” Italia, a prendere coscienza della sua anormalità. Un blog fatto dei vostri contributi. Cerchiamo storie vere, vissute se possibile in prima persona, di odierni migranti figli della “eurogeneration”. Storie di cose che in Italia non sarebbero successe perché censurate, soffocate o semplicemente ignorate.

Inviate all'indirizzo farano[at]cafebabel.com il vostro testo di 4000 battute massimo, unitamente a nome (cognome facoltativo), età, mestiere, città di provenienza e di residenza. Il testo deve raccontare cose viste all’estero e che reputate lontanissime dalla prassi italiana. Sarà visto dai 400.000 lettori mensili di cafebabel.com e, statene sicuri, peserà anche nella campagne elettorale in corso, e oltre. Attenzione: saranno esclusi tutti i contributi che esprimeranno affiliazione partitica.

08

01

2008

Napolistan

join the forum click to join the forum

Dopo l'omicidio della Bhutto, L'Economist dice che il posto più pericoloso del mondo è il Pakistan. Ma, con 115.000 tonnellate di rifiuti a cielo aperto, scontri tra polizia e facinorosi, uomini politici sotto accusa... siamo sicuri che non sia Napoli? E allora cerchiamo di riflettere insieme. Quali le responsabilità? Come si gestisce l'emergenza rifiuti negli altri paesi europei? Dove nasce la "peculiarità" napoletana? Il blog Eurogeneration e la rivista europea cafebabel.com aprono il dibattito. Con una provocazione. E' un modo per dire basta ma per farlo a modo nostro, da post-napoletani quali siamo, e-migranti e babeliani. Ma senza perdere ironia e sarcasmo.

Per guarda in faccia la realtà napoletana ecco una video-inchiesta di La7:

07

01

2008

Quel pizzaiolo col passaporto nella testa e il dovere di noi e-migranti

Massimo fa il pizzaiolo a Parigi dal 1970. All'epoca ci voleva il passaporto per viaggiare tra Francia e Italia. Anzi, per "immigrare". Sì, perché gli spostamenti erano molto più definitivi di oggi. Ma, nella testa di Massimo, il tempo sembra essersi fermato. "Napoli? Ci torno ogni due-tre anni. Ma ogni volta non posso restarci più di una settimana. L'ultima volta non ho trovato nessuno, le strade dei Quartieri Spagnoli sembravano deserte. Poi mi hanno detto che erano tutti stati arrestati".

Il suo caso sarà forse estremo ma, per tanti immigrati, la libertà di circolazione per le persone, Schengen, l'Euro, i voli low-cost, le comunicazioni iperveloci, skype - insomma, un ventennio di eurevolution & globalizzazione - sembrano non essere mai esistiti. Nulla a che vedere con chi oggi, per scelta o per necessità, decide di spostari, viaggiare o e-migrare. Sì, siamo proprio degli e-migranti, dove la "e" molto trendy fa rima con "e-mail" ed è solo una lontana reminiscenza dell'"ex" latino cui deve l'etimologia.

Ma torniamo al nostro Massimo. Mentre impasta le pizze con una maestria tutta partenopea (peccato che la "mozzarellà" resti francese e molto poco D.O.P.), canta canzoni napoletane degli anni Cinquanta alla perfezione ma anche un'appassionante Laura Pausini d'annata ("Marco se n'è andato...") e un Eros Ramazzotti col solito, immancabile raffreddore di serie ("Ed ho imparaaaatoo che nella vitàààà..."). Eppure l'italiano lo mischia al francese come e più di quel salatissimo-pomodoro-senza gusto che amalgama come può a carciofini tutti-aceto e niente profumo appena usciti da qualche scatolume made-in-non-so-dove. A Natale, per sfottò, mio padre mi ha regalato un dizionario Garzanti perché dice che l'italiano l'ho dimenticato (anzi "scurdato"). Ma i suoi errori - me lo riconoscerai, papà, la prossima volta che, per vendetta, ti ci porterò, chez Massimò - rispetto ai nostri di e-migrati sono enormi, grandi quanto un bel forno a legna dei nostri.

E se Massimo si iscrivesse alla community di cafebabel.com, leggesse corriere.it, vedesse il Festival di Sanremo (è vero, è un po' deprimente) o si togliesse lo sfizio di un weekendino a Venezia con una low-cost per vedere l'Italia da un'altra angolatura... non sarebbe meglio? Se tutti i nostri immigrati - e parlo anche degli spagnoli di Francia, dei portoghesi, dei turchi di Germania - restassero in collegamento con la dimensione europea, forse noi dell'eurogeneration avremmo degli impensabili alleati nella nostra battaglia per far passare un modus pensandi europeo, babeliano, perché diverso da chi l'Europa non la vuole e anzi la combatte.

Quindi, cari lettori di Eurogeneration, la prossima volta che, voi e-migranti o ex tali, vedete un vero emigrante fate una cosa sola: tentatelo, ditegli che il mondo è andato avanti e che è più bello misto e meticcio. Babelizzatelo.

P.S. Mi torna in mente l'immagine di un altro pizzaiolo... :-)

N.B. Massimo e chez Massimò sono dei nomi fittizi.

Foto di Veronica ArtMusic

23

12

2007

Caro Galasso, (nun) scurdammece ‘o passato del Risorgimento

Non torno spesso nel mio Sud. Ma quando capita – come durante questa pausa natalizia – non posso non osservare la realtà, spesso fatiscente, che attanaglia le menti. I mali della mia terra non si riducono al racket e alla Camorra, all’apatia della pubblica amministrazione e alla fuga dei cervelli. C’è di più. Mi riferisco all’incoscienza storica.

In un articolo dello storico Giuseppe Galasso, pubblicato oggi sul Corriere del Mezzogiorno, l’autore lamenta lo scarso interesse registrato, nell’anno che si chiude, per il bicentenario della morte di Giuseppe Garibaldi, uno dei principali artefici dell’unità d’Italia. Galasso punta il dito contro “l’ennesima giaculatoria borbonica” fustigando una pretesa alterazione del passato, nell’odierna società meridionale, volta a demonizzare il Risorgimento accusato, tra l’altro, di aver frenato lo sviluppo del Sud, “trattato come paese vinto” dai Savoia. Il celebre storico conclude sperando che “nasca una coscienza europea che sciolga i nodi irrisolti delle storie nazionali europee di cui la questione meridionale italiana è certo uno dei casi massimi”. Insomma, “basta piangerci addosso” – sostiene Galasso – “scurdammece ‘o passato; pensiamo al futuro”.

Benissimo. Ma non ci sembra proprio che nel Sud Italia si sia arrivati a un eccesso di memoria storica. Anzi. Nelle scuole nostrane si insegna ancora l’Unità come la chiave di volta del destino nazionale, l’inizio delle magnifiche sorti e progressive, il trionfo della ragione sulla barbarie borbonica.

La realtà è un’altra. Il Regno delle Due Sicilie dell’Ottocento poteva vantarsi della prima tratta ferroviaria d’Italia e dei primi scavi archeologici al mondo. Era l’unico Stato del Vecchio Continente senza coscrizione e viveva di un commercio florido coi paesi del Mediterraneo. Napoli era la terza città d’Europa per popolazione e vita intellettuale e, non a caso, aveva visto scoppiare la prima “rivoluzione francese” nel 1799 guidata – udite, udite – da una donna (Eleonora Pimentel Fonseca).

Cosa portò l’Unità d’Italia del 1861? Barriere tariffarie con l’estero per servire gli interessi dell’industria pesante piemontese – e che avrebbero schiacciato l’economia del Sud, prima apertissima al commercio estero. Una pressione fiscale estenuante che avrebbe raggiunto il suo acme con la tassa sul macinato del 1868. Un servizio militare obbligatorio di cinque-anni-cinque che avrebbe spinto orde di giovani verso il brigantaggio. Migliaia di soldati del nuovo Regno che non parlavano le lingue del Meridione e che, con la Legge Pica del 1863, applicarono la legge marziale per sedare le rivolte anti-Savoia. Per non parlare del fenomeno controverso dei campi di concentramento per meridionali.

Insomma l’Unità mise in moto una spirale ottusa di odio, sottosviluppo sociale e depressione economica che diede vita all’emigrazione di massa, alla mafia e alla “questione meridionale”.

Non si tratta di cedere a facili nostalgie e rimpiangere il regno borbonico. Ma di prendere coscienza della nostra storia. Anche perché le nuove generazioni possano giocare un ruolo fondamentale nel nostro tempo.

E l’Europa? Non possiamo non concordare con Galasso: la coscienza europea è fondamentale per rilanciare il Sud Italia. E in qualità di fondatore del primo media paneuropeo, cafebabel.com, non potrei dire il contrario. Nel resto del Vecchio Continente, però, - penso alla Catalogna, alla Corsica o alla Bretagna – essa non serve a dimenticare il passato. Ma a contestualizzare, riconoscere i mali della nostra storia – fatta anche di sangue, repressioni e intolleranza – per poter ripartire su basi nuove. Bisogna valorizzare le lingue e le culture locali e immaginare nuovi equilibri transnazionali capaci di archiviare l’esperienza ormai anacronistica dello Stato Nazione. E costruire un’Europa della diversità protesa verso il futuro. E cosciente della sua storia.

14

12

2007

Italia "depressa"? Il New York Times ha ragione

Il nostro napoletanissimo presidente della Repubblica ha voluto dissipare le ombre gettate dal New York Times sul Bel Paese nel corso della sua visita di ieri in America: "L'Italia è assolutamente un Paese forte su cui vale la pena di scommettere. Non bisogna essere superficialmente ottimisti, ma nemmeno sensazionalisti come l'articolo di oggi sul New York Times" (leggi l'articolo).
Ma cosa dice il NYT? L'articolo non inventa nulla. Dice che l'Italia a breve si farà superare dalla Spagna quanto a PIL pro capite. Che l'11% delle famiglie vive sotto la soglia della povertà. Che due libri, La Casta e Gomorra (guarda la nostra intervista a Roberto Saviano), bene esprimono il malessere del paese. E che gli italiani sono i più tristi dell'Europa occidentale secondo un sondaggio realizzato nell'università di Cambridge proprio dall'italianissima Luisa Corrado.

Ma il quotidiano di Times Square (qui nei suoi uffici con David Mc Craw, uno dei vice-presidenti) parla anche di un tema a noi caro: il generational divide. Cita il blogger Mario Adinolfi: "Qui in Italia Google sarebbe impensabile che dei trentenni possano creare un business in un garage". Ci permettiamo di correggere Adinolfi: Larry Page e Sergei Brin erano ventenni quando diedero vita a quello che sarebbe diventato il primo motore di ricerca al mondo. E proprio i giovani - "istruiti, che viaggiano e usano Internet" - potrebbero essere la chiave del cambiamento prosegue l'autore dell'articolo "ma solo quando la generazione oggi al potere sarà morta". Sì, perché sono in tanti, ancora oggi, ad abbandonare il paese. Che Napolitano guardi la realtà in faccia: l'Italia sta scivolando verso un sottosviluppo strisciante. Del resto basta leggere i risultati del sondaggio del Corriere: più del 90% degli italiani è d'accordo col New York Times. Popolo di sensazionalisti secondo Napolitano.

07

12

2007

Omicidio Meredith, basta con la fatwa anti-Erasmus

Avviso ai naviganti: l'Erasmus è pericoloso, gli studenti a rischio depressione e talora suicidio. Questa la fatwa scagliata dalle colonne di Repubblica da Ilvo Diamanti e benedetta da Eugenio Scalfari su L'Espresso. Diamanti fustiga la "gioventù apolide" responsabile del contesto sociale nel quale sarebbe stato perpetrato l'omicidio della studentessa inglese Meredith a Perugia.

Per Diamanti il capoluogo umbro è il simbolo di quei centri che i malvagi studenti Erasmus hanno sfigurato, trasformandoli in non-luoghi privi di "istituzioni, regole, autorità". "Nelle città universitarie (...) gli studenti sono "popolazione" di passaggio. Non hanno radici locali. Né la prospettiva di restarvi per la vita. Pagano affitti alti per un appartamento condiviso con altri studenti. Non lo possono percepire come casa propria."

Ma lo sa Diamanti quanti studenti, dopo l'Erasmus, tornano nel paese nel quale hanno trascorso l'anno più bello della loro vita e spesso, come nel mio caso, ci lavorano, si sposano e costruiscono un futuro spesso impossibile in paesi - quelli sì - depressi come l'Italia?

Ma Diamanti non si ferma. Gli studenti "apolidi" sono privi di "vincolo sociale e comunitario. Perché non sono una società e neppure una comunità. Ma una umanità immersa in relazioni, in larga parte, transitorie. Fitte ma senza impegno."

Questo è davvero troppo caro e preziosissimo Diamanti. Se non dovesse saperlo grazie al programma Erasmus - 1,5 milioni di studenti dal 1987 - sono nate solide amicizie, amori profumati e, spesso come nel caso di mia moglie, francese sonosciuta alla Luiss di Roma, i pancioni dell'avvenire. Grazie all'Erasmus eserciti di giovani possono finalmente sprovincializzare le loro esistenze, imparare una lingua straniera e - contrariamente a quanto da lei affermato - sentirsi a casa all'estero.

Se su 1,5 milioni di persone ce n'è una che viene uccisa non vuol dire che l'esperienza studentesca più entusiasmante dei giorni nostri debba essere demonizzata. Vuol solo dire che è un'esperienza ormai generalizzata e che, fortunatamente, sta democratizzandosi. Che i sacerdoti del tribalismo e dei bei vecchi tempi "quando si poteva restare tutti tra italiani" possano tacere. Il mondo va avanti e tant mieux.

ADERISCI ALLA CAMPAGNA SU FACEBOOK. CLICCA QUI!

11

11

2007

E il pizzaiolo di Oakland disse: "Ma l'Italia esiste ancora?"

Oracle Arena, Oakland, California. Sono le 19:29 del 6 novembre. E la partita di NBA tra i Golden State Warriors e i Cleveland Cavaliers sta per cominciare. Affamato trovo il coraggio di mettermi in coda per comprare una... ahem... "pizza". Arriva il mio turno, ordino e chiedo di pagare con travel cheque. La cassiera (ottantenne) chiama il titolare che mi chiede, da regola, il passaporto. Lo prende e dice:

- Italia? E' ancora un paese?
- Sì, certo. Perché?
- Mah, con l'euro adesso siete un tutt'uno in Europa, no?
- Beh, non ha tutti i torti. Infatti se sul passaporto legge bene vedrà che sulla prima riga c'è scritto "Unione Europea"
- Okay, quindi siete un po' come gli Stati Uniti, ora, right? Era ora...
- Un po', sì. Un po'...

Forse l'integrazione europea è ancora lontana.

Ma se persino un pizzaiolo di Oakland capisce che l'Europa si sta avvicinando, vuol dire che qualcosa pur si muove. Rincuorante. Poi il morale è sceso sotto i calzettini perché la squadra di casa che sostenevo, i Warriors, hanno perso la quarta partita consecutiva dall'inizio della stagione confermandosi come una delle squadre più tristi dell'NBA. Sarà perché Marco Belinelli, dall'Italia... pardon, dall'Ue con furore, non è entrato in campo...

04

11

2007

Hillary come Ségolène "ma anche" Veltroni

Martedì scorso Hillary Clinton ha ufficialmente raggiunto il club dei para-politici (e si potrebbe dire anche para qualcos'altro...) di casa nostra. La moglie dell'ex Presidente Bill ha infatti risposto con un "si, no, forse" a una questione che sta avvelenando l'America: quella dei clandestini. Il Governatore di New York ha infatti proposto di rilasciare la patente di guida anche agli immigrati senza regolare permesso di soggiorno per motivi pratici scatenando le critiche dei repubblicani. A una precisa domanda dell'animatore del dibattito tra i candidati alle primarie, Hillary ha prima detto di "capire" le scelte di Eliot Spitzer. Poi, visibilmente in difficoltà, ha chiesto la parola per precisare che non aveva detto di esser d'accordo. E infine ha rimesso una pezza dicendo che non era poi una cattiva idea. Il suo tentennamento ricorda la disastrosa campagna di Ségolène Royal. La candidata socialista si era mostrata troppo indecisa su questioni-chiave come l'entrata della Turchia nell'Ue dicendo che avrebbe indetto un referendum per far decidere i francesi e dando "mixed signals". Da ultimo Veltroni, appena uscito vincente dalle primarie del Partito Democratico, è stato preso di mira dalla satira di Crozza (vedi video sotto) per la sua capacità a non saper scegliere. Hillary, Ségolène, Veltroni: se la para-politica puo' forse servire a vincere le primarie come dimostrano l'italiano e la francese, non basta per vincere la guerra delle elezioni vere e proprie. Madame Royal non lo spiega a Hillary forse perché la senatrice di New York aveva rifiutato di incontrare l'allora candidata anti-Sarkozy, giudicata troppo "radical".

09

10

2007

Italiani bamboccioni, colpa di chi?

"Mandiamo i bamboccioni a casa". Padoa Schioppa, Ministro delle Finanze italiano, non usa mezzi termini per scuotere la platea del Parlamento al momento di annunciare gli sgravi contenuti nella Finanziaria per favorire i giovani nell'affitto di una casa.

 

"Bamboccioni". Ma, signor Ministro:

 

  • Quanti di noi hanno rischiato di divenire zavorra per i propri genitori a causa del sistema Italia e della gerontocrazia che imperversa nel nostro Brutto Paese?

 

  • Quanti di noi, dopo un'esperienza all'estero troppo effimera, non sono tornati nel nido familiare, non certo per scelta?

 

  • E quanti di noi vivono (o hanno vissuto) in un altro Paese europeo grazie ai mitici bonifici che ci tolgono le castagne dal fuoco quando la pizzeria per la quale lavoriamo la sera ci licenzia perché gli esami non ci fanno fare le ore piccole?

 

Quindi, caro Ministro, è vero che siamo una generazione di bamboccioni, ma la colpa non è né nostra, né come ha poi precisato della generazione del 68 ("troppo permissiva") ma di un intero Paese che considera "giovani" i quarantenni, che è imbevuto di corruzione e che, ogni giorno, sprofonda nel declino.

02

10

2007

Le immagini dell'intervista a Saviano

Partenope connection la settimana scorsa nella sede parigina della Gallimard: incontro il casalese Roberto Saviano (a destra nella foto), autore di Gomorra per l'ultima delle interviste date alla stampa francese (da Le Monde al canale all news LCI). L'unica in italiano. La casa editrice di rue Bottin si appresta a pubblicare Gomorra in Francia, aggiungendosi alla lista dei 29 paesi nei quali il libro, in Italia edito dalla Mondadori, è uscito o uscirà.

 

 

All'intervista assistono altre persone. Aurélie, una professoressa di italiano della Sorbonne che in un'altra vita ha studiato a Secondigliano nell'ambito dell'Intercultura (a sinistra) e che parla un italiano sorprendente. L'editor della narrativa italiana della Gallimard, Vincent (a destra), francese che abita a Bolzano e a cui si deve la traduzione francese di Gomorra: un bel daffare viste le effervescenze linguistiche di Roberto Saviano ("Scamazzo? che cos'è scamazzo?"). Oltre a Nicola Scarpelli, che per cafebabel.com assicura le riprese video dell'intervista e Francesco Piccinini che ringrazio per le foto che dipingono l'atmosfera ovattata del salotto messo a disposizione dalla Gallimard.

 

L'intervista uscirà in due puntate: l'8 e il 16 ottobre prossimi, alla vigilia dell'uscita del libro in Francia prevista per il 18.

25

09

2007

Fa' una domanda a Roberto Saviano

Roberto Saviano è l'autore di Gomorra. Il primo a fare nomi e cognomi, a denunciare la fetta meno visibile della Camorra napoletana, quella che si annida a Scampia e dintorni, quella del clan dei Casalesi.

Nei prossimi giorni lo intervistero' per cafebabel.com. Ma sicuramente qualche stralcio di intervista, il dietro le quinte, lo raccontero' anche al popolo di Eurogeneration (a proposito la settimana scorsa siamo stati il babelblog più visitato).

Intanto voglio chiedervi cosa chiedereste a Roberto Saviano. "Perché lo chiedi su Eurogeneration", mi chiederete voi? "Qui si parla di Erasmus, di belle esperienze..." Ebbene Roberto Saviano non solo è nostro coetaneo ma, come pochi, ha colto la dimensione transnazionale, europea e spesso globale del fenomeno Camorra. Indimenticabili i passaggi del suo best-seller in cui traccia la linea che dall'hinterland napoletano schizza via verso Aberdeen, deliziosa cittadina scozzese nella quale proprio la criminalità organizzata ha investito fior fior di quattrini in progetti turistici, alberghi e quant'altro. E proprio in questo momento Saviano è impegnato in una tournée che lo sta portando in Francia, Germania e Svezia per la promozione del suo libro. Aspetto quindi, come al solito tra i commenti, le vostre idee, i vostri spunti. Alla prossima.

07

07

2007

Italiani all'estero: eurogeneration o immigrati?

La condizione dell'italiano all'estero è peculiare. Perché, in genere, l'espatrio vissuto dai nostri conterranei non è semplice sinonimo di curiosità, voglia di viaggiare e nuova frontiera. Come lo è per la stragrande maggioranza dei giovani che dall'Europa occidentale oggi investono le capitali del Vecchio Continente per studiare e lavorare grazie alle nuove, favorevoli condizioni della mobilità made in EU.

Spesso, invece, il giovane italiano che decide di partire, lo fa per necessità. Per delusione. Per dire 'no' a un sistema clientelare o, peggio ancora, clanico e in ogni caso gerontocratico. Quello che vige, intatto, almeno nel Meridione e comunque incancrenisce l'insieme del sistema Italia. Un sistema - non per forza parente di quel che Roberto Saviano in Gomorra definisce 'o sistema - che annichilisce l'iniziativa individuale, che disconosce la meritocrazia e boccia (spesso emarginando, en passant) i creativi.

Le storie degli italiani all'estero (di noi italiani all'estero) sono storie di chirurghi stanchi di non imparare niente nella madrepatria perché "all'ospedale, tanto, il professore insegna solo a figli e nipoti" come mi confessava giorni fa un amico ("impara l'arte e mettila da parte", giusto?). Sono storie di giornalisti che non ne vogliono sentir parlare di una gavetta di vent'anni promessa dal sistema nostrano e che, in Francia, a 22 anni, si permettono già di firmare reportage. Sono storie di venditori di mozzarelle di bufala che preferiscono girare per Parigi come una trottola ogni santo giorno anziché elemosinare lavoretti sottopagati, precari e più o meno "sporchi".

I volti dipinti dall'obiettivo di Andrea Decovich e Valentina Maccarinelli non sono quelli di queste storie. O almeno di quelle appena abbozzate. Sono i volti di chi Parigi la ama, di chi vi porta il sole dei propri sogni. E la passione di chi vuole farsi da solo. Ma sa pure che il proprio Bel Paese (bello, bellissimo), quello della crescita zero e delle pensioni che ci sogneremo, più tanto bello non è. O no, caro lettore?

© 2007 Decovich&Maccarinelli/ PhotoCast.org

© 2007 Decovich&Maccarinelli/ PhotoCast.org

© 2007 Decovich&Maccarinelli/ PhotoCast.org

© 2007 Decovich&Maccarinelli/ PhotoCast.org

© 2007 Decovich&Maccarinelli/ PhotoCast.org

© 2007 Decovich&Maccarinelli/ PhotoCast.org

© 2007 Decovich&Maccarinelli/ PhotoCast.org

02

07

2007

Un caffè (vero) a Parigi

Questo week-end reportage a Parigi dagli amici di Pozzetto, un angolo di paradiso gastronomico italiano a Parigi. Incontro subito Pierpaolo, salernitano a Parigi che, nel tempo libero fa gelati e caffè, e che si appresta a iniziare un master in economia a Parigi...
Poi una chiacchiera con Sandro, responsabile del personale.