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eurogeneration

Nasce una nuova generazione

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France { Keyword }

07

01

2008

Quel pizzaiolo col passaporto nella testa e il dovere di noi e-migranti

Massimo fa il pizzaiolo a Parigi dal 1970. All'epoca ci voleva il passaporto per viaggiare tra Francia e Italia. Anzi, per "immigrare". Sì, perché gli spostamenti erano molto più definitivi di oggi. Ma, nella testa di Massimo, il tempo sembra essersi fermato. "Napoli? Ci torno ogni due-tre anni. Ma ogni volta non posso restarci più di una settimana. L'ultima volta non ho trovato nessuno, le strade dei Quartieri Spagnoli sembravano deserte. Poi mi hanno detto che erano tutti stati arrestati".

Il suo caso sarà forse estremo ma, per tanti immigrati, la libertà di circolazione per le persone, Schengen, l'Euro, i voli low-cost, le comunicazioni iperveloci, skype - insomma, un ventennio di eurevolution & globalizzazione - sembrano non essere mai esistiti. Nulla a che vedere con chi oggi, per scelta o per necessità, decide di spostari, viaggiare o e-migrare. Sì, siamo proprio degli e-migranti, dove la "e" molto trendy fa rima con "e-mail" ed è solo una lontana reminiscenza dell'"ex" latino cui deve l'etimologia.

Ma torniamo al nostro Massimo. Mentre impasta le pizze con una maestria tutta partenopea (peccato che la "mozzarellà" resti francese e molto poco D.O.P.), canta canzoni napoletane degli anni Cinquanta alla perfezione ma anche un'appassionante Laura Pausini d'annata ("Marco se n'è andato...") e un Eros Ramazzotti col solito, immancabile raffreddore di serie ("Ed ho imparaaaatoo che nella vitàààà..."). Eppure l'italiano lo mischia al francese come e più di quel salatissimo-pomodoro-senza gusto che amalgama come può a carciofini tutti-aceto e niente profumo appena usciti da qualche scatolume made-in-non-so-dove. A Natale, per sfottò, mio padre mi ha regalato un dizionario Garzanti perché dice che l'italiano l'ho dimenticato (anzi "scurdato"). Ma i suoi errori - me lo riconoscerai, papà, la prossima volta che, per vendetta, ti ci porterò, chez Massimò - rispetto ai nostri di e-migrati sono enormi, grandi quanto un bel forno a legna dei nostri.

E se Massimo si iscrivesse alla community di cafebabel.com, leggesse corriere.it, vedesse il Festival di Sanremo (è vero, è un po' deprimente) o si togliesse lo sfizio di un weekendino a Venezia con una low-cost per vedere l'Italia da un'altra angolatura... non sarebbe meglio? Se tutti i nostri immigrati - e parlo anche degli spagnoli di Francia, dei portoghesi, dei turchi di Germania - restassero in collegamento con la dimensione europea, forse noi dell'eurogeneration avremmo degli impensabili alleati nella nostra battaglia per far passare un modus pensandi europeo, babeliano, perché diverso da chi l'Europa non la vuole e anzi la combatte.

Quindi, cari lettori di Eurogeneration, la prossima volta che, voi e-migranti o ex tali, vedete un vero emigrante fate una cosa sola: tentatelo, ditegli che il mondo è andato avanti e che è più bello misto e meticcio. Babelizzatelo.

P.S. Mi torna in mente l'immagine di un altro pizzaiolo... :-)

N.B. Massimo e chez Massimò sono dei nomi fittizi.

Foto di Veronica ArtMusic

04

11

2007

Hillary come Ségolène "ma anche" Veltroni

Martedì scorso Hillary Clinton ha ufficialmente raggiunto il club dei para-politici (e si potrebbe dire anche para qualcos'altro...) di casa nostra. La moglie dell'ex Presidente Bill ha infatti risposto con un "si, no, forse" a una questione che sta avvelenando l'America: quella dei clandestini. Il Governatore di New York ha infatti proposto di rilasciare la patente di guida anche agli immigrati senza regolare permesso di soggiorno per motivi pratici scatenando le critiche dei repubblicani. A una precisa domanda dell'animatore del dibattito tra i candidati alle primarie, Hillary ha prima detto di "capire" le scelte di Eliot Spitzer. Poi, visibilmente in difficoltà, ha chiesto la parola per precisare che non aveva detto di esser d'accordo. E infine ha rimesso una pezza dicendo che non era poi una cattiva idea. Il suo tentennamento ricorda la disastrosa campagna di Ségolène Royal. La candidata socialista si era mostrata troppo indecisa su questioni-chiave come l'entrata della Turchia nell'Ue dicendo che avrebbe indetto un referendum per far decidere i francesi e dando "mixed signals". Da ultimo Veltroni, appena uscito vincente dalle primarie del Partito Democratico, è stato preso di mira dalla satira di Crozza (vedi video sotto) per la sua capacità a non saper scegliere. Hillary, Ségolène, Veltroni: se la para-politica puo' forse servire a vincere le primarie come dimostrano l'italiano e la francese, non basta per vincere la guerra delle elezioni vere e proprie. Madame Royal non lo spiega a Hillary forse perché la senatrice di New York aveva rifiutato di incontrare l'allora candidata anti-Sarkozy, giudicata troppo "radical".

14

10

2007

Francia-Inghilterra: la mia prima partita di rugby

Canoa, golf, tiro con l'arco. Prima di vivere questo mondiale malgré moi, per me il rugby era uno sport come un altro. Non un fenomeno sociale, capace di tenere col fiato sospeso milioni di persone (ieri erano 18 solo in Francia!), coi pub pieni e i media che non parlano d'altro. E così, dopo esser riuscito ad ignorare il girone eliminatorio (qui chiamato "poule", gallina, bah!) e i quarti, ieri - una coppia di amici franco-inglese oblige - ho passato la serata a guardare Francia-Inghilterra. La semifinale è stata equilibratissima e, con mia grande sorpresa, appassionante.

Abituato agli 0-0 del calcio, bisogna riconoscere che la palla ovale (familiarissima per noi calciatori della generazione del "malleabile" pallone Super Santos) diverte. Questi energumeni che si spupazzano, corrono come lepri e soprattutto non fanno scenate appena sfiorati come femminucce di inzaghiana memoria, sono simpatici. Insomma, la mia prima partita di rubgy è stata una bella esperienza. Vissuta con la famosa coppia franco-inglese, certo (lui babelblogga di rugby), ma anche con una ispano-bostoniana in cui lei, una giornalista appena arrivata a Parigi, tifava England e lui pure ma non lo diceva abituato alle liste di proscrizione del calcio (ma nel rugby, dicono, i tifosi non si scannano). Ad innalzare il livello alcoholico della serata, poi, degli irlandesi di Belfast amici miei che, ovviamente, tifavano Francia. E un sivigliano con la bandiera francese disegnata sulle guance.

Insomma, bello il rugby. Soprattutto perché il pub era popolato delle due fedi rugbistiche, senza linee Maginot tipiche del calcio. E, incredibile ma vero, alla fine i vittoriosi inglesi consolavano i francesi. Che, comunque, non sanno perdere. Questo è vero in tutti gli sport :-)

 

P.S. dalla regia mi dicono che poule è invece pool... piscina?? mi aiutate?

Foto di Manuel MC/Flickr.com

07

07

2007

Italiani all'estero: eurogeneration o immigrati?

La condizione dell'italiano all'estero è peculiare. Perché, in genere, l'espatrio vissuto dai nostri conterranei non è semplice sinonimo di curiosità, voglia di viaggiare e nuova frontiera. Come lo è per la stragrande maggioranza dei giovani che dall'Europa occidentale oggi investono le capitali del Vecchio Continente per studiare e lavorare grazie alle nuove, favorevoli condizioni della mobilità made in EU.

Spesso, invece, il giovane italiano che decide di partire, lo fa per necessità. Per delusione. Per dire 'no' a un sistema clientelare o, peggio ancora, clanico e in ogni caso gerontocratico. Quello che vige, intatto, almeno nel Meridione e comunque incancrenisce l'insieme del sistema Italia. Un sistema - non per forza parente di quel che Roberto Saviano in Gomorra definisce 'o sistema - che annichilisce l'iniziativa individuale, che disconosce la meritocrazia e boccia (spesso emarginando, en passant) i creativi.

Le storie degli italiani all'estero (di noi italiani all'estero) sono storie di chirurghi stanchi di non imparare niente nella madrepatria perché "all'ospedale, tanto, il professore insegna solo a figli e nipoti" come mi confessava giorni fa un amico ("impara l'arte e mettila da parte", giusto?). Sono storie di giornalisti che non ne vogliono sentir parlare di una gavetta di vent'anni promessa dal sistema nostrano e che, in Francia, a 22 anni, si permettono già di firmare reportage. Sono storie di venditori di mozzarelle di bufala che preferiscono girare per Parigi come una trottola ogni santo giorno anziché elemosinare lavoretti sottopagati, precari e più o meno "sporchi".

I volti dipinti dall'obiettivo di Andrea Decovich e Valentina Maccarinelli non sono quelli di queste storie. O almeno di quelle appena abbozzate. Sono i volti di chi Parigi la ama, di chi vi porta il sole dei propri sogni. E la passione di chi vuole farsi da solo. Ma sa pure che il proprio Bel Paese (bello, bellissimo), quello della crescita zero e delle pensioni che ci sogneremo, più tanto bello non è. O no, caro lettore?

© 2007 Decovich&Maccarinelli/ PhotoCast.org

© 2007 Decovich&Maccarinelli/ PhotoCast.org

© 2007 Decovich&Maccarinelli/ PhotoCast.org

© 2007 Decovich&Maccarinelli/ PhotoCast.org

© 2007 Decovich&Maccarinelli/ PhotoCast.org

© 2007 Decovich&Maccarinelli/ PhotoCast.org

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02

07

2007

Sono polacca ma l'idraulico non lo faccio

L'eurogeneration dell'Est sbarca a Parigi. E noi l'incontriamo. Agnieska, polacca, spiega la situazione paradossale dei suoi connazionali in Francia: "Se non lavoriamo il problema non esiste. Ma se vogliamo lavorare esistono solo alcuni settori (ristorazione, manovalanza ecc.) nei quali è possibile. Io ho studiato lettere, non voglio fare l'idraulico..."/ Anche Joana, rumena in Francia, è nella stessa situazione. E aggiunge: "anche gli orari di lavoro sono limiti. Non possiamo lavorare a tempo pieno".

07

06

2007

Attenti a quei due...

marina2.jpg

Strasburgo, 2001, festa Erasmus. Con Nicola Dell'Arciprete (a sinistra) sotto effetto del cibo riunionese e il sottoscritto sotto effetto delle birre alsaziane.