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eurogeneration

Nasce una nuova generazione

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02

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2008

Le 5 regole d'oro per un Erasmus coi fiocchi

Sono decine di migliaia i ragazzi che stanno affluendo in queste ore nelle città universitarie di mezza Europa per trascorrervi un semestre di studio col programma Erasmus. Ecco le regole d'oro di Eurogeneration (da discutere nei commenti of course) per trascorrere un periodo indimenticabile ed utilissimo.  La foto che segue mi ritrae durante lo splendido anno trascorso a Strasburgo. (Alle mie spalle la campagna della lingérie Aubade con le "lezioni" per le donzelle in piena regola)



Lezione n° 1
Integratevi...
A Roma la chiamavano la mafia spagnola. Mi riferisco a queste carovane di ispanici che errano a gruppi di quaranta persone il sabato sera (senza  poi trovare un pub abbastanza capiente per tutti loro) per poi ritrovarsi nel solito, tristissimo botellon "ché-poi-tanto-stamo-a-pancia-piena-ché-Maria-ha-fatto-la-tortilla-de-patatas". Lo so perché sono stato l'unico infiltrato italiano in uno di questi grupponi a Roma. Vi prego, no. Anche gli italiani, fieri del loro bidet e delle fettuccine di mamma, sono particolarmente a rischio della sindrome della tortilla.
L'ideale per legare con i locali:
  • Vivere in appartamento con persone del luogo (meglio se studenti)
  • Partecipare alle attività sportive organizzate dall'università
  • Andare a lezione (almeno ogni tanto) :-)

Lezione n° 2
...ma conservate l'accento
Integrazione non vuol dire assimilazione. Pretendere a tutti i costi di parlare la lingua degli autoctoni "senza accento" non serve a niente. A parte a ridicolizzarvi. Tanto ce l'avete scritto in faccia da dove venite. E tanto vale, quindi, coltivare un pizzico di diversità che è esotica e non guasta. Organizzate una serata gastronomica per far scoprire la vostra cucina. Fate conoscere la vostra musica (con o senza strimpellamenti). E chi più ne ha, più ne metta. Durante il mio Erasmus a Strasburgo, a me che cercavo di scimmiottare il francese di Molière una ragazza niente male mi disse: "ma il nostro accento, sui ragazzi, fa molto gay: meglio la cadenza italiana!". Come darle torto?

Lezione n° 3
Giudizi sul paese di accoglienza: attenti alle opposte sindromi
Quanto a giudizio della città nella quale vivete, attenti a non inciampare nelle opposte sindormi dell'idealizzazione o del "sì, però da noi è un'altra cosa". Cogliete le sfaccettature, non accontentatevi di idee, ideologie "prêt-à-porter". E ricordatevi di non esser presuntuosi nel voler abbracciare un paese intero nelle vostre analisi: se siete a Parigi, parlate di Parigi, non della Francia. Forse in Corsica o sui Pirenei le cose non stanno esattamente così. Sono in tanti infatti che si lasciano ammaliare da una realtà affascinante spesso più perché vissuta in Erasmus che per meriti inconfutabili. Quel che per noi è il paradiso, per i locali può esser l'inferno. Così come è segno di chiusura mentale l'insopportabile, continua e petulante lamentela sulle persone che ci accolgono che (nell'ordine):
  • La pasta non la sanno fare
  • Non sanno cosa sia l'igiene
  • Sono freddi e troppo nordici (oppure troppo calienti e "terrones")

Lezione n° 4
Viva le attività extracurriculari
Ti piace il giornalismo? Contatta subito il giornalino dell'università per partecipare! Vuoi darti da fare nel sociale? Di attività caritatevoli ce ne sono a bizzeffe in qualsiasi città del Vecchio Continente! Non pensare che le conoscenze, la pratica della lingua e quant'altro siano unico appannaggio delle pur sempre scoppiettanti serate Erasmus. Costruire qualcosa quando si sta fuori, è un'esperienza indelebile. Parola di uno che durante l'Erasmus ha lanciato con tanti altri ragazzi di tutta Europa un sito chiamato cafebabel.com ;-)

Lezione n° 5
Non restate inviluppati nella vostra realtà di origine
Spesso si arriva in Erasmus con affetti e legami fortissimi con la madrepatria. Ebbene, il modo migliore per perderli è di restarvi avvinghiati tornando "a casa" (ma poi cos'è la casa? leggi l'articolo) ogni due mesi; sentendovi al telefono tre volte al giorno (dosate i vostri racconti entusiasti, all'altro capo della cornetta, o di Skype, non sempre si apprezza); o restando mentalmente allo status MSN "in linea" anziché "assente". Insomma, buttatevi a precipizio nella nuova realtà; gustatela fino in fondo, consci della vostra differenza, animati dalla dantesca curiositas, radicati nel proprio DNA ma protési come un quercio. Verso il cielo del (vostro) futuro.

Buon Erasmus a tutti!

26

11

2007

ESCLUSIVO/ Meru, l'alternativa a Second Life targata Europa

A 27 anni, in Italia, se non sei fuori corso fai un voto alla Madonna. Vladlen Koltun, invece, ha ottenuto un Phd a 21 anni e da ben tre insegna Computer Science a Stanford, il “retrobottega” della Silicon Valley tra i cui banchi sono sfilati i futuri fondatori di Google e You Tube.

Ora Vladlen – che ci riceve nel suo studio dell'ateneo californiano in una bella giornata di autunno – sta lavorando a un progetto che promette di essere rivoluzionario: creare il "Second Life-killer", l'alternativa a Second Life, la comunità virtuale incensata dai media e intorno alla quale sta fiorendo un vero e proprio business. «Second Life ha un vero problema di scalability in quanto non supporta più di un certo numero di connessioni simultanee. Inoltre c'è un deficit di sicurezza: puoi facilmente ascoltare conversazioni e penetrare in spazi in cui non sei autorizzato. Col nostro progetto, questi problemi saranno solo un ricordo». E proprio questa idea di stabilità vuole suggerire il nome del progetto, Meru, che nel buddismo corrisponde alla spina dorsale del mondo, ciò che tiene insieme il tutto.

I lavori, pilotati dal Professor Koltun (nella foto a sinistra come appara sul sito di Stanford) e sponsorizzati dalla National Science Foundation e dalla Alfred P. Sloan Foundation, sono iniziati nel gennaio 2007 e coinvolgono un team multiculturale – il Virtual World Group – di 9 persone in tutto tra cui indiani, cinesi e americani.
E lui, Vladlen, da dove viene? «Sono nato nell'attuale Ucraina che all'epoca era l'Urss: in un paese e in una cultura oggi scomparsi. Per questo a volte dico di sentirmi più sovietico che ucraino... (ride). No, se devo sentirmi “qualcosa”», dice Vladen, madrelingua russo e fluent in inglese e ebraico, «ti rispondo che mi sento europeo. Sono più a casa nel Vecchio Continente che qui negli States dove non esiste una tradizione del produrre bellezza. Mi guardo intorno e non c'è niente che possa amare».

Intanto, forse anche per supplire a questo vuoto, Vladen sta costruendo quello «spazio alternativo» che è per lui la realtà virtuale. La prima versione di Meru dovrebbe esser disponibile entro fine 2008. «Ma attenzione. Quello che più si avvicina al concetto abbozzato nel romanzo Snow Crash di Neal Stephenson sono certi computer games nei quali puoi modificare il mondo». Intanto il mondo reale non interessa a Vladlen che dice di non aver ancora pensato a lanciare un business: «All'inizio Internet non iniziò come un business e fece i primi passi proprio qui a Stanford col progetto Arpanet». Il resto della storia è risaputo. Niente male per un sovietico.

13

11

2007

Nel cuore di Wikipedia e le ultime dalla Florida

Sto lasciando la baia di Tampa in Florida dopo una serie di incontri eccezionali.

Wikipedia, una fantastica organizzazione no profit. Venerdì ho incontrato Sandy Ordonez, direttore dalla comunicazione della fondazione Wikimedia. Da lei ho imparato molto su questa stupenda organizzazione no profit che gestisce il celeberrimo sito di Wikipedia. Pensa: hanno solo 12 dipendenti e, nonostante questo, il loro ricavato ammonta ogni anno pressappoco a 1,5 milioni di dollari, grazie soprattutto alle donazioni individuali di circa 25$ l’una. Come riescono a farlo? Partendo da un’idea veramente universale (la conoscenza deve essere gratuita e disponibile a tutti), fanno in modo che dei volontari partecipino ad ogni fase. “Ogni singola uscita di stampa che facciamo”, spiega Sandy, “dobbiamo prima condividerla con un gruppo di 50 membri di fiducia di Wikipedia”. Parecchie idee per cafebabel.com! “Ma non è facile. Devi sempre trovare il giusto equilibrio tra la volontà di cercare consensi e il dovere di prendere delle decisioni”.

Wikimedia

L’entrata della fondazione Wikimedia: un ufficio di 100 mq con una cartina che mostratutte le immagini di Wikipedia. La fondazione si trasferirà a S. Francisco nel gennaio 2008. Nell’area della baia è situata anche la sede di Wikia, la compagnia a profitto fondata dallo stesso Jimmy Wales che ha creato Wikipedia.

Wikimedia 2 Wikimedia 3

''A sinistra: strategia di raccolta fondi. Wikipedia ha appena lanciato la sua nuova campagna. A desta: cartoline dei fans da tutto il mondo.''

St Pete Times St. Petersburg Times, quando il buon giornalismo scommette sul locale. Ho incontrato Bill Duryea (a sinistra nella foto con una bustina di zucchero targata caffebabel tra le mani), un redattore nazionale che ha passato la maggior parte del tempo a spiegarmi tutto su uno dei più acclamati giornali locali d’America (vedi il racconto dal New York Times). Il loro modello d’impresa è sempre più diversificato. Hanno lanciato sia un quotidiano gratuito dedicato ai giovani sia una rivista che si rivolge alle donne sane e i loro contenuti sono così buoni perché offrono una prospettiva locale nuova alle notizie della Florida, a quelle nazionali e a quelle internazionali.

Istituto Poynter, dove vanno gli aspiranti giornalisti. Il Poynter è un istituto molto prestigioso e rinomato che offre ai giornalisti la possibilità di formarsi e di fare molte ricerche interessanti (vedi studio sugli occhi dei lettori). Ho avuto un incontro con Bill Mitchell, redattore del sito Poynter on-line, e Howard Finberg, redattore di newsu.org. Il primo sito permette di vedere interessanti conversazioni e analisi sul giornalismo, ma anche offerte di lavoro nel mondo dei media. L’altro invece consente di accedere ad un ottimo training on-line per diventare buoni giornalisti di oggi. È gratuito e molto molto utile.

Abbracci

Cattive Notizie? Domani mattina mi devo svegliare alle 5.

E quelle buone? Ne ho due. Stasera sono stato invitato a casa di Giusy. Mi ha ospitato (come una vera siciliana che ha vissuto a Napoli) con il suo ragazzo americano, Chris, e mi ha offerto un after dinner a base di cioccolata calda e abbracci “un’icona dall’italia” (vedi foto by Chris). L’altra buona notizia? Domani volo a NYC per l’ultima tappa del mio viaggio negli USA. Sono distrutto ma felice di aver vissuto quest’avventura fantastica e di essere riuscito a condividerla con tutti voi. Auguratemi buona fortuna e se avete dei suggerimenti per NY saranno molto apprezzati.

04

11

2007

Business, trasgressione e vibrazioni: il segreto della Silicon Valley

Il profumo dell'erba appena tagliata ti pizzica le narici quando arrivi a Stanford, nel cuore della Silicon Valley. Il chiostro in stile medievale della "piazzetta" di questo microcosmo di 10.000 persone - una vera e propria cittadina con negozi, pizzerie, pronto soccorso e pompieri - cozza col wi-fi e lo spirito imprenditoriale che regna sul campus. Sì, perché il segreto del successo di questo tempio della conoscenza - che ha partorito negli anni Sessanta Arpanet, l'antenato di Internet, e negli anni Novanta ha accolto studenti del calibro dei fondatori di Google e You Tube - è la simbiosi, difficilmente comprensibile per noi europei, col mondo del business. Basta aggirarsi per il campus, che ci accoglie con 20° e un cielo terso, per vedere in bacheca l'annuncio "Google cerca programmatori" o una targa che celebra il finanziamento delle aule di Computer Science da parte di giganti del calibro di Intel o Hewlett-Packard.



Nulla a che vedere con l'Europa. Dove il senso della partnership università-impresa si riduce a (finte) giornate di orientamento, stage non o sotto pagati e comunque senza sbocchi, nepotismo e chi più ne ha più ne metta. Ma qui in California non si tratta di altruismo: le aziende investono in riflessione, idee, vision. Correndo il rischio, spesso e volentieri, di finanziare progetti senza un chiaro interesse economico. Semplicemente perché l'idea è promettente: il business verrà dopo. E' il caso di Google, che all'inizio non aveva un business model. Ed è il caso di un progetto top secret di cui sono venuto a conoscenza e che presto svelerò, cui lavora un team guidato da un ricercatore europeo. La fuga di cervelli qui senti cos'è. La tentazione è ammaliante per tanti francesi, russi, italiani che qui ho incontrato.



Ora sono tornato a San Francisco (qui sopra un paio di foto), la metropoli cui Stanford, come Palo Alto o Mountain View (sede di Google) sono legate a doppio filo. Città vibrante: l'energia sgorsa dalla terra spesso in movimento e corre veloce nei tubi catodici di questa icona di quella cultura hippy e trasgressiva che, tra l'altro, spiega una cosa: perché è qui, e non altrove, che l'economia del futuro si pensa e si fa.

Immagini: davanti a un panorama mozzafiato poso con la mia guida che finalmente vi presento, un ex diplomatico che mi accompagna durante tutto il viaggio. Harley Davidson nel quartiere latino Mission, sempre a San Francisco.

30

10

2007

Alla American University lezione di cafebabel.com

Ieri il programma vero e proprio inizia. Appuntamento alla American University con la Prof.ssa Shalini Venturelli, di origini lucchesi, che dirige il dipartimento di Comunicazione Internazionale. Dopo un'informale chiacchiera nel suo ufficio la Venturelli mi dice: "adesso andiamo a fare lezione". "Come "andiamo"?" chiedo. "Sì, don't worry".

E così mi ritrovo in una classe, con una trentina di studenti del mondo intero a parlare di media europei, a mostrare cafebabel.com (la homepage ma anche EUrotik e la slideshow di Komikazen che mi ha inorgoglito) e a rispondere a un auditorio di persone interessa(n)tissime: americani certo ma anche tanti asiatici, europei e chi più ne ha più ne metta.


Poi la lezione vera e propria della Professoressa sul tema: come cambia l'approccio alle politiche culturali tra Usa, Francia, Germania e Inghilterra. Il riferimento agli Usa è illuminante per il confronto con l'Ue di oggi. Il problema della Scuona di Chicago era: come creare un senso di comunità in un paese multiculturale? La risposta: con i media di massa. Vi ricorda qualcosa?

Geniale anche il merchandising: non ho resistito a comprare la t-shirt della prima università americana nella quale cafebabel.com è stato oggetto di studio.