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eurogeneration

Nasce una nuova generazione

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28

03

2008

Ho visto... un posto da euroreporter a Bruxelles

Ecco il primo intervento della serie "Ho visto cose che voi italiani". Chi scrive è Giovanni de Paola, dal Belgio. E non dimenticate che è possibile partecipare a quest'iniziativa volta a far emergere storie di ordinari "miracoli" che i giovani italiani realizzano (rigorosamente) non in patria.

Comunicazione di servizio: se siete a Parigi il 4 april non perdete il dibattito Pd-Pdl che organizza cafebabel.com sul tema: "Giovani italiani all'estero: immigrati o eurogeneration?"

All’ingresso della cattedrale di Anversa. Foto di Giovanni de Paola

Lo stomaco mi ringrazia. Una settimana di cucina italiana l’ha ristabilito. La birra belga è buona, la cioccolata di più. Ne sono drogato. Con le nocciole, fondente, bianca, nera. Il multiculturalismo della cioccolata è in Belgio. Che è dove lavoro.
L’Italia “che è” dove sono nato. Foggia “che è” dove ho il cuore, Bologna “che è” dove mi sono innamorato del mio lavoro: scrivere. Bruxelles “che è” dove sto andando per mettere in pratica il sogno nato in Emilia Romagna.
Il mio stomaco.
Lui votò contro quando votai con me stesso per decidere se lasciare il paese della mozzarella, protagonista della psicosi diossina degli ultimi giorni, e della pizza, della dieta mediterranea, della piada, delle tigelle.
Se non fosse per lo stomaco, la votazione del mio organismo sarebbe stata favorevole all’unanimità all’esperienza belga.
La parte saggia, quella poca che c’è, intuì l’opportunità internazionale che aveva di fronte.
La parte sentimentale di me, che aveva già affrontato il passaggio dal sud al nord Italia, mi diede il permesso di metterla a rischio di nuovo. Se la sentiva. La nostalgia degli amici, della sorella e di tutta la famiglia sarebbe stata sopportabile…a suo parere.
Il lato ansioso mi disse: “Se mi tieni tranquillo dicendomi che sei sicuro almeno al 70% che la scelta sia giusta, facciamo questo biglietto Ryan Air!”   
Gli diedi un fermo 90% e sfoderai la mia Visa Electron di fronte al mio laptop come fosse la colt di un pistolero.
La parte istintiva e primordiale di me non la consultai neanche…anzi, dovetti zittirla per farle smettere di ripetere la solita frase: “Miiiiiii le ragazze belghe!!! Le belghe!Le belghe!”.
Andai.
Ora viaggio per l’Europa come inviato per un giornale e sto approfondendo il mestiere del “reporter”. A breve, vorrei avere una esperienza redazionale che mi consenta di crescere.
Non è una pretesa utopica. L’Europa finora non mi ha tradito. Ho 28 anni, ho pubblicato il mio primo libro e inizio ad affacciarmi sulla prima pagina di quotidiani nazionali italiani. Spero presto in maniera stabile.
La raccomandazione non ce l’ho, ma ora sono sul gradino subito sotto a chi la spintarella (o calcione fortissimo) ce l’ha. Non è un onore, ma almeno ora il gradino l’ho trovato.
Tutto ciò alle spese di qualcuno che non mi tiene più in considerazione da tempo: scusami, Stomaco, prometto che andrò alla ricerca di insalate e cibo italiano il più spesso possibile, voglio che anche tu sia convinto come me, che vivere in Europa è la scelta giusta.

18

03

2008

Ho visto cose che voi italiani…

ll profumo della pasta con la pummarola e quello del mare, ci mancano eccome. Ma la dittatura delle raccomandazioni, la gerontocrazia, i treni puntualmente in ritardo e una società che ti condanna a vivere chez mammà, quelli no.

Anzi. Emigrando, non siamo fuggiti. Abbiamo compiuto un gesto, inconsapevole, di protesta contro il muro di gomma del Belpaese. Ma – grazie a Internet e alle low cost – non siamo partiti del tutto. Ed è questa la forza dirompente di noi, nuovi migranti che migranti non siamo, di noi figli della prima eurogeneration. L’Italia, la conosciamo. La osserviamo, dall’esterno. Col distacco – sapete – è ancora più bella e più ingiusta, stracolma di potenzialità e frustrata.

La “Casta” e il “sorpasso” della Spagna (e di tanti altri a venire), li abbiamo sentiti prima di voi. Perché è quella Casta che ci ha cacciati dalle università, dalle redazioni, dagli ospedali, dagli studi legali.

E ora? Ora vogliamo approfittare di Internet e del Web 2.0. Per raccontarvi di chi, a 26 anni, non studia ma insegna; non porta la borsa ma impugna i ferri in sala operatoria; non viene sfruttato in uno studio di provincia ma pronuncia arringhe in tribunale. Di chi, fresco laureato o giovane professionista, viene volorizzato non perché “figlio di” ma perché meritevole. In tutti i campi.

Abbiamo visto cose che voi italiani non potreste immaginarvi. Ma non sono cose dell’altro mondo. Vi parliamo a distanza di pochi chilometri. O di un semplice click. E allora ascoltate, commentate, partecipate a questo nuovo blog. E' il vostro.


Cari lettori assidui (o estemporanei) di Eurogeneration, questo è l’incipit di un blog collettivo che sta per nascere. Per aiutare l’Italia, la “nostra” Italia, a prendere coscienza della sua anormalità. Un blog fatto dei vostri contributi. Cerchiamo storie vere, vissute se possibile in prima persona, di odierni migranti figli della “eurogeneration”. Storie di cose che in Italia non sarebbero successe perché censurate, soffocate o semplicemente ignorate.

Inviate all'indirizzo farano[at]cafebabel.com il vostro testo di 4000 battute massimo, unitamente a nome (cognome facoltativo), età, mestiere, città di provenienza e di residenza. Il testo deve raccontare cose viste all’estero e che reputate lontanissime dalla prassi italiana. Sarà visto dai 400.000 lettori mensili di cafebabel.com e, statene sicuri, peserà anche nella campagne elettorale in corso, e oltre. Attenzione: saranno esclusi tutti i contributi che esprimeranno affiliazione partitica.

28

02

2008

Erasmus a Budapest: calcio balilla e terme

Oggi Eurogeneration è orgoglioso di lanciare 'Erasmus city-guide': una compilation unica che vi porterà nelle più belle città europee per farvele scoprire con gli occhi di chi le ha vissute sulla propria pelle, gli studenti Erasmus. Questi ritratti non pretendono di essere esaustivi. Prendeteli come una chiacchierata con chi vuole condividere la sua esperienza. Quindi non esitate a commentare!

Questa settimana il nostro ospite è Roberto Yanguas che ha trascorso il suo periodo di studi Erasmus nella capitale ungherese due anni fa.

Trovare casa: agenzia immobiliare
Bene, questa è probabilmente la cosa più difficile per uno straniero. A causa della lingua. A Budapest ci sono poche residenze per studenti. Quindi la soluzione migliore è quella di utilizzare i servizi di un'agenzia immobiliare.
Budapest è divisa in due grandi parti (Buda e Pest), e in molti distretti. Io vivo nel Distretto VI che è, con i Distretti V e VII, il migliore dove vivere. Evitate il Distretto VIII, pericoloso. E non dimenticate: se siete in Erasmus, Pest è meglio di Buda.

Università: se non vuoi studiare, è il posto giusto
Sono stato alla Peter Pazmany University, nella Facoltà di Giurisprudenza. Tutti corsi erano in inglese, anche se la lingua di Shakespeare non è sempre parlata benissimo dai prof. In ogni caso, se siete interessati a un anno Erasmus senza studiare, allora questa è l'università che fa per voi: la maggior parte degli insegnanti chiedono solo un breve e facile lavoro scritto. Di solito pochi o inesistenti gli esami (ne ho fatto uno solo).
Inoltre la palestra è chiusa ma vi consiglio vivamente di giocare all'aperto sulla Margherite Island i giorni di bel tempo.

3 posti da non perdere
Birre con gli amici: Szimpla (la mia preferita). Non potete immaginare... È un posto decadente, vecchio e sporco... Ma bello davvero.
Rilassante: le terme di Szechenyi. 8 euro per un intero giorno di sauna, jacuzzi e acque medicinali. Dopo ti sentirai un altro!
Ristorante Paprika (vicino a Szechenyi) o Stex Haza. Il mio suggerimento: la zuppa di gulasch e petto di pollo con tre formaggi. Poi pork cutlet Carpatian style. Mi viene l'acquolina in bocca al solo ricordo

La sera: calcio balilla e polizia
Gli studenti Erasmus vanno al Morrison's pub vicino a Opera (karaoke il mercoledì - non mi chiedete perché ma gli ungheresi adorano il karaoke ...), Old Man's pub (vicino alla Erszebet körut e al Szimpla), e poi ci sono il Szoda, il Sark ... Attenzione ai vestiti: possono "misteriosamente" scomparire.
La maggior parte delle feste Erasmus sono in appartamenti: prima dell'inizio potete telefonare alla polizia per dire che si sta organizzando un party. Se i vicini chiamano per lamentarsi, non avrete alcun problema: è uffiale.
Anche di notte, se ti piace il calcio balilla, gli ungheresi lo adorano: metti una moneta sul tavolo e aspetta il tuo turno, il vincitore resta. Non usare droga: se ti acchiappa la polizia sono guai. Cocaina o spinelli è lo stesso.

Verdetto
La mia opinione sull'esperienza? La consiglio a tutti!

Cosa ne pensi delle idee di Roberto su Budapest? Condividi la tua esperienza, fà una domanda al nostro ospite. Altrimenti dà un'occhiata al babelblog su Budapest. Appuntamento la settimana prossima con la città di Portsmouth, in Inghilterra.

10

02

2008

Mark Lenders, bau-bau e il bacetto

Domanda del giorno. Di cosa parliamo noi babeliani quando, durante l’anno Erasmus o all’estero per lavoro, arriviamo col nostro background e andiamo in cerca di confronti “culturali”? Ecco –  con un pizzico di autoironia – la hit parade degli argomenti più gettonati .

1. I cartoni animati
Per la serie: “il Giappone unisce gli europei”. Holly e Benji o “Oliver e Benji” e il campo di calcio che non finisce mai. Le rovesciate e le elevazioni che durano il tempo di una partita. I gemelli Derrick e i loro dentoni. Mark Lenders e la t-shirt con le maniche arrotolate a mo’ di “guappo”. Che nostalgia!

2. I versi degli animali
Alzi la mano chi non ha mai sgranato gli occhi sentendo che il nostro “bau, bau!”, ad esempio in francese, diventa “ouaf, ouaf!”.

3. Il modo di salutarsi

I francesi che si fanno il bacetto, ma solo tra persone dello stesso sesso. Gli italiani che lo fanno solo se si conoscono ma al contrario, prima a sinistra e poi a destra (discronia che può diventare imbarazzante…). Quelli di Ginevra che ne fanno sempre tre. I tedeschi che preferiscono le pacche sulle spalle…

4. A che ora mangi?
Gli spagnoli che pranzano alle tre. I milanesi alla mezza. I napoletani alle due.

5. I sistemi politici

Capita che sei spagnolo e spiegare gli indipendentismi incrociati non è facile. Capita che se sei francese la “demonarchia” e gli strapoteri del Presidente sono prodotti tipici come il camembert. Capita che in Erasmus arriva la “crisi” nel tuo paese e spiegare la partitocrazia e la figura di Clemente Mastella è cosa ardua.

Un po’ ripetitivi? Forse. Ma vuoi mettere il piacere di quel baffo di Guinness sulle labbra a parlare di Mark Lenders e farsi bacetti diacronici?

02

02

2008

Le 5 regole d'oro per un Erasmus coi fiocchi

Sono decine di migliaia i ragazzi che stanno affluendo in queste ore nelle città universitarie di mezza Europa per trascorrervi un semestre di studio col programma Erasmus. Ecco le regole d'oro di Eurogeneration (da discutere nei commenti of course) per trascorrere un periodo indimenticabile ed utilissimo.  La foto che segue mi ritrae durante lo splendido anno trascorso a Strasburgo. (Alle mie spalle la campagna della lingérie Aubade con le "lezioni" per le donzelle in piena regola)



Lezione n° 1
Integratevi...
A Roma la chiamavano la mafia spagnola. Mi riferisco a queste carovane di ispanici che errano a gruppi di quaranta persone il sabato sera (senza  poi trovare un pub abbastanza capiente per tutti loro) per poi ritrovarsi nel solito, tristissimo botellon "ché-poi-tanto-stamo-a-pancia-piena-ché-Maria-ha-fatto-la-tortilla-de-patatas". Lo so perché sono stato l'unico infiltrato italiano in uno di questi grupponi a Roma. Vi prego, no. Anche gli italiani, fieri del loro bidet e delle fettuccine di mamma, sono particolarmente a rischio della sindrome della tortilla.
L'ideale per legare con i locali:
  • Vivere in appartamento con persone del luogo (meglio se studenti)
  • Partecipare alle attività sportive organizzate dall'università
  • Andare a lezione (almeno ogni tanto) :-)

Lezione n° 2
...ma conservate l'accento
Integrazione non vuol dire assimilazione. Pretendere a tutti i costi di parlare la lingua degli autoctoni "senza accento" non serve a niente. A parte a ridicolizzarvi. Tanto ce l'avete scritto in faccia da dove venite. E tanto vale, quindi, coltivare un pizzico di diversità che è esotica e non guasta. Organizzate una serata gastronomica per far scoprire la vostra cucina. Fate conoscere la vostra musica (con o senza strimpellamenti). E chi più ne ha, più ne metta. Durante il mio Erasmus a Strasburgo, a me che cercavo di scimmiottare il francese di Molière una ragazza niente male mi disse: "ma il nostro accento, sui ragazzi, fa molto gay: meglio la cadenza italiana!". Come darle torto?

Lezione n° 3
Giudizi sul paese di accoglienza: attenti alle opposte sindromi
Quanto a giudizio della città nella quale vivete, attenti a non inciampare nelle opposte sindormi dell'idealizzazione o del "sì, però da noi è un'altra cosa". Cogliete le sfaccettature, non accontentatevi di idee, ideologie "prêt-à-porter". E ricordatevi di non esser presuntuosi nel voler abbracciare un paese intero nelle vostre analisi: se siete a Parigi, parlate di Parigi, non della Francia. Forse in Corsica o sui Pirenei le cose non stanno esattamente così. Sono in tanti infatti che si lasciano ammaliare da una realtà affascinante spesso più perché vissuta in Erasmus che per meriti inconfutabili. Quel che per noi è il paradiso, per i locali può esser l'inferno. Così come è segno di chiusura mentale l'insopportabile, continua e petulante lamentela sulle persone che ci accolgono che (nell'ordine):
  • La pasta non la sanno fare
  • Non sanno cosa sia l'igiene
  • Sono freddi e troppo nordici (oppure troppo calienti e "terrones")

Lezione n° 4
Viva le attività extracurriculari
Ti piace il giornalismo? Contatta subito il giornalino dell'università per partecipare! Vuoi darti da fare nel sociale? Di attività caritatevoli ce ne sono a bizzeffe in qualsiasi città del Vecchio Continente! Non pensare che le conoscenze, la pratica della lingua e quant'altro siano unico appannaggio delle pur sempre scoppiettanti serate Erasmus. Costruire qualcosa quando si sta fuori, è un'esperienza indelebile. Parola di uno che durante l'Erasmus ha lanciato con tanti altri ragazzi di tutta Europa un sito chiamato cafebabel.com ;-)

Lezione n° 5
Non restate inviluppati nella vostra realtà di origine
Spesso si arriva in Erasmus con affetti e legami fortissimi con la madrepatria. Ebbene, il modo migliore per perderli è di restarvi avvinghiati tornando "a casa" (ma poi cos'è la casa? leggi l'articolo) ogni due mesi; sentendovi al telefono tre volte al giorno (dosate i vostri racconti entusiasti, all'altro capo della cornetta, o di Skype, non sempre si apprezza); o restando mentalmente allo status MSN "in linea" anziché "assente". Insomma, buttatevi a precipizio nella nuova realtà; gustatela fino in fondo, consci della vostra differenza, animati dalla dantesca curiositas, radicati nel proprio DNA ma protési come un quercio. Verso il cielo del (vostro) futuro.

Buon Erasmus a tutti!

07

01

2008

Quel pizzaiolo col passaporto nella testa e il dovere di noi e-migranti

Massimo fa il pizzaiolo a Parigi dal 1970. All'epoca ci voleva il passaporto per viaggiare tra Francia e Italia. Anzi, per "immigrare". Sì, perché gli spostamenti erano molto più definitivi di oggi. Ma, nella testa di Massimo, il tempo sembra essersi fermato. "Napoli? Ci torno ogni due-tre anni. Ma ogni volta non posso restarci più di una settimana. L'ultima volta non ho trovato nessuno, le strade dei Quartieri Spagnoli sembravano deserte. Poi mi hanno detto che erano tutti stati arrestati".

Il suo caso sarà forse estremo ma, per tanti immigrati, la libertà di circolazione per le persone, Schengen, l'Euro, i voli low-cost, le comunicazioni iperveloci, skype - insomma, un ventennio di eurevolution & globalizzazione - sembrano non essere mai esistiti. Nulla a che vedere con chi oggi, per scelta o per necessità, decide di spostari, viaggiare o e-migrare. Sì, siamo proprio degli e-migranti, dove la "e" molto trendy fa rima con "e-mail" ed è solo una lontana reminiscenza dell'"ex" latino cui deve l'etimologia.

Ma torniamo al nostro Massimo. Mentre impasta le pizze con una maestria tutta partenopea (peccato che la "mozzarellà" resti francese e molto poco D.O.P.), canta canzoni napoletane degli anni Cinquanta alla perfezione ma anche un'appassionante Laura Pausini d'annata ("Marco se n'è andato...") e un Eros Ramazzotti col solito, immancabile raffreddore di serie ("Ed ho imparaaaatoo che nella vitàààà..."). Eppure l'italiano lo mischia al francese come e più di quel salatissimo-pomodoro-senza gusto che amalgama come può a carciofini tutti-aceto e niente profumo appena usciti da qualche scatolume made-in-non-so-dove. A Natale, per sfottò, mio padre mi ha regalato un dizionario Garzanti perché dice che l'italiano l'ho dimenticato (anzi "scurdato"). Ma i suoi errori - me lo riconoscerai, papà, la prossima volta che, per vendetta, ti ci porterò, chez Massimò - rispetto ai nostri di e-migrati sono enormi, grandi quanto un bel forno a legna dei nostri.

E se Massimo si iscrivesse alla community di cafebabel.com, leggesse corriere.it, vedesse il Festival di Sanremo (è vero, è un po' deprimente) o si togliesse lo sfizio di un weekendino a Venezia con una low-cost per vedere l'Italia da un'altra angolatura... non sarebbe meglio? Se tutti i nostri immigrati - e parlo anche degli spagnoli di Francia, dei portoghesi, dei turchi di Germania - restassero in collegamento con la dimensione europea, forse noi dell'eurogeneration avremmo degli impensabili alleati nella nostra battaglia per far passare un modus pensandi europeo, babeliano, perché diverso da chi l'Europa non la vuole e anzi la combatte.

Quindi, cari lettori di Eurogeneration, la prossima volta che, voi e-migranti o ex tali, vedete un vero emigrante fate una cosa sola: tentatelo, ditegli che il mondo è andato avanti e che è più bello misto e meticcio. Babelizzatelo.

P.S. Mi torna in mente l'immagine di un altro pizzaiolo... :-)

N.B. Massimo e chez Massimò sono dei nomi fittizi.

Foto di Veronica ArtMusic

02

10

2007

Le immagini dell'intervista a Saviano

Partenope connection la settimana scorsa nella sede parigina della Gallimard: incontro il casalese Roberto Saviano (a destra nella foto), autore di Gomorra per l'ultima delle interviste date alla stampa francese (da Le Monde al canale all news LCI). L'unica in italiano. La casa editrice di rue Bottin si appresta a pubblicare Gomorra in Francia, aggiungendosi alla lista dei 29 paesi nei quali il libro, in Italia edito dalla Mondadori, è uscito o uscirà.

 

 

All'intervista assistono altre persone. Aurélie, una professoressa di italiano della Sorbonne che in un'altra vita ha studiato a Secondigliano nell'ambito dell'Intercultura (a sinistra) e che parla un italiano sorprendente. L'editor della narrativa italiana della Gallimard, Vincent (a destra), francese che abita a Bolzano e a cui si deve la traduzione francese di Gomorra: un bel daffare viste le effervescenze linguistiche di Roberto Saviano ("Scamazzo? che cos'è scamazzo?"). Oltre a Nicola Scarpelli, che per cafebabel.com assicura le riprese video dell'intervista e Francesco Piccinini che ringrazio per le foto che dipingono l'atmosfera ovattata del salotto messo a disposizione dalla Gallimard.

 

L'intervista uscirà in due puntate: l'8 e il 16 ottobre prossimi, alla vigilia dell'uscita del libro in Francia prevista per il 18.

25

09

2007

Fa' una domanda a Roberto Saviano

Roberto Saviano è l'autore di Gomorra. Il primo a fare nomi e cognomi, a denunciare la fetta meno visibile della Camorra napoletana, quella che si annida a Scampia e dintorni, quella del clan dei Casalesi.

Nei prossimi giorni lo intervistero' per cafebabel.com. Ma sicuramente qualche stralcio di intervista, il dietro le quinte, lo raccontero' anche al popolo di Eurogeneration (a proposito la settimana scorsa siamo stati il babelblog più visitato).

Intanto voglio chiedervi cosa chiedereste a Roberto Saviano. "Perché lo chiedi su Eurogeneration", mi chiederete voi? "Qui si parla di Erasmus, di belle esperienze..." Ebbene Roberto Saviano non solo è nostro coetaneo ma, come pochi, ha colto la dimensione transnazionale, europea e spesso globale del fenomeno Camorra. Indimenticabili i passaggi del suo best-seller in cui traccia la linea che dall'hinterland napoletano schizza via verso Aberdeen, deliziosa cittadina scozzese nella quale proprio la criminalità organizzata ha investito fior fior di quattrini in progetti turistici, alberghi e quant'altro. E proprio in questo momento Saviano è impegnato in una tournée che lo sta portando in Francia, Germania e Svezia per la promozione del suo libro. Aspetto quindi, come al solito tra i commenti, le vostre idee, i vostri spunti. Alla prossima.

15

09

2007

Depressione post-Erasmus

Settembre. Tempo di arrivo per i 400.000 studenti europei che stanno piantando tenda in una delle centinaia di città universitarie teatro del progetto Erasmus. Ma anche, ahi loro, tempo di ritorno (alla routine) per i circa 350.000 che hanno vissuto, nel passato anno accademico, un'esperienza che, nella stragrande maggioranza dei casi, ti trasforma la vita. Almeno per un anno (o un semestre). Sì, perché poi si torna alle vecchie abitudini e può scattare la «depressione post-Erasmus».

Immettendo l'espressione su Google non salta all'occhio nessun sito di psicologi (o presunti tali). Ma mi sono (re)imbattuto nell'imbattibile tesi di laurea di Fiorella de Nicola sul tema «Antropologia dell'Erasmus. Partire studenti, vivere sballati, tornare uomini». Saranno gli scherzi del destino, ma io e Fiorella – ad Alicante nell'anno accedemico 2004/05 – siamo originari della stesso posto, Cava de' Tirreni. (Mi sono divertito a fare un collage delle due città. Anche bella la nostra ma Fiorella non avrebbe scritto le stesse cose se fosse partita a Helsinki?)

 

 

In ogni caso la prosa della mia conterranea è azzeccatissima quando dipinge l'ingenuità di chi vive gli ultimi giorni di un'esperienza erasmiana:

«Non ha idea che in patria lo aspetta la "sindrome del post-Erasmus". Non sa che casa sua gli sembrerà bruttissima, la città freddissima (o di un caldo insopportabile), l’università noiosissima, la tv squallidissima, gli amici scontatissimi, insomma gli verrà una depressione grande quanto un grattacielo di Kuala Lumpur. Avrà un rigetto per tutto ciò che non sia Erasmus. La sindrome la vivono tutti, però con intensità e durata differente. Ed essendo una sindrome è una condizione passeggera, qualcosa che può, anzi deve, durare un po’. Ma deve anche finire altrimenti si sfonda il muro del patetismo».

 

La sua riflessione sul senso della parola identità ci convince:

«Insomma ci aspetta un’esistenza da "disadattati", da apolidi. E non perché non abbiamo una patria (sì, quella della pomposa retorica politica). Ma perché ne avremo due. O più di due. La nostra, quella dove siamo nati e cresciuti. Quella che ci ha "adottato" per un semestre o due. Quella dei nostri amici: tedeschi, francesi, portoghesi, messicani, inglesi, scandinavi, americani, canadesi: le loro case ad Alicante erano le nostre. E per non so quale proprietà transitiva anche un po’ dei loro paesi, della loro cultura, dei loro amici è diventato, in parte, nostro. 'Sta bufala dell’identità europea non è tanto una bufala.»

 

Sarà vero? E come fare per uscire dalla depressione post-Erasmus? Eurogeneration apre il dibattito. A voi la parola, nei commenti.

Foto Pedro Prats Michael Khoo/Flickr.com