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eurogeneration

Nasce una nuova generazione

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Saturday, April 12 2008

Habemus Lorenzum

Emozioni: istinto animale, esultanza, fierezza, speranza e un po' di incredulità.

Lorenzo è nato e vi saluta. Charme italico, erre moscia "franscese", sguardo affascinante per una costituzione sana, robusta ed europea.

Dopo le carte al Comune per la nazionalità francese e prima di quelle al Consolato per la nazionalità italiana, Lorenzo ha già un'identità digitale qui

Un saluto ai lettori di eurogeneration!

Thursday, October 4 2007

Le vie dell'Erasmus sono infinite. Anche tu sei un ex? Dì tua!

Felice, spossato, un po' ubriaco, fanfarone, provolone (con l'altro sesso), lavapiatti (la sera) e studente (mezzo sonnolente) la mattina. Tutti parlano degli Erasmus mentre sono in corso d'opera. Ma nessuno di quando tornano. Certo, quasi tutti all'inizio entrano in depressione al ritorno dalle loro gesta d'Oltralpe o Oltretirreno. Ma poi, come mi avete spiegato nei vostri commenti, in realtà vi riprendete (mica tutti! anche quelli voglio!!). Spesso ricercando nuovi stimoli. Ripartendo (fisicamente o anche solo moralmente) sempre.

Bene. Per la prima settimana di novembre - quella del vero rientro, quando profumi d'estate non ce ne sono più neanche a Cetara (dove domenica scorsa la spiaggetta era stracolma di bagnanti) - sto preparando un pezzo sul tema: le vie dell'Erasmus sono infinite. Sarà una fotogallery con 4-5 storie tra le più divertenti di quelle che mi avrete inviate. Appositamente scritta per i 400.000 visitatori mensili di cafebabel.com. Vuoi partecipare anche tu? Vai!

Requisiti: essere stato almeno un semestre in Erasmus, covare un po' di sano esibizionismo.

Le foto da inviare: una foto figa di te in Erasmus e una di te adesso, anche sfigata, tanto lo sappiamo che si stava meglio prima. Se foto non ne hai subito ma la tua storia è fighissima passa al passo successivo ma non sperare di scampare alla legge dell'immagine, eh?

Il testo da inviare: la tua storia raccontata con tutto il romanticismo che vuoi (dài, una lacrimuccia me la strappate) ma precisando luoghi, date, nomi in modo da farmi conservare una parvenza di giornalista di mestiere (eeeh!). E cercando di raccontarmi un po' in cosa ti porti dietro quell'esperienza, se sei (ancora) sposato/fidanzato con una/o incontrata/o proprio lì. Se invece non sei riuscito a ripartire. Se sogni di farlo. Se lavori in un settore particolarmente Erasmus-compatibile o meno. E chi più ne ha più ne metta.

A chi inviarlo: alla mia mailbox farano[at]cafebabel.com

Quando: prima è meglio è. Datti una mossa, ché sta eurogeneration la vogliamo vedere!

Se conosci persone potenzialmente interessate batti un colpo!

 

Foto della spiaggetta di Cetara senza bagnanti (quindi necessariamente scattata nel mese di gennaio) di Antolo/Flickr.

Tuesday, October 2 2007

Le immagini dell'intervista a Saviano

Partenope connection la settimana scorsa nella sede parigina della Gallimard: incontro il casalese Roberto Saviano (a destra nella foto), autore di Gomorra per l'ultima delle interviste date alla stampa francese (da Le Monde al canale all news LCI). L'unica in italiano. La casa editrice di rue Bottin si appresta a pubblicare Gomorra in Francia, aggiungendosi alla lista dei 29 paesi nei quali il libro, in Italia edito dalla Mondadori, è uscito o uscirà.

 

 

All'intervista assistono altre persone. Aurélie, una professoressa di italiano della Sorbonne che in un'altra vita ha studiato a Secondigliano nell'ambito dell'Intercultura (a sinistra) e che parla un italiano sorprendente. L'editor della narrativa italiana della Gallimard, Vincent (a destra), francese che abita a Bolzano e a cui si deve la traduzione francese di Gomorra: un bel daffare viste le effervescenze linguistiche di Roberto Saviano ("Scamazzo? che cos'è scamazzo?"). Oltre a Nicola Scarpelli, che per cafebabel.com assicura le riprese video dell'intervista e Francesco Piccinini che ringrazio per le foto che dipingono l'atmosfera ovattata del salotto messo a disposizione dalla Gallimard.

 

L'intervista uscirà in due puntate: l'8 e il 16 ottobre prossimi, alla vigilia dell'uscita del libro in Francia prevista per il 18.

Monday, September 17 2007

C'è una vita dopo l'Erasmus (fuori dall'Italia). Parola di Fiorella.

Rieccoci qui a parlare, questa volta non solo di (come nel post precedente) ma anche con Fiorella di Erasmus, frontiere e periodi della vita.

 

Fiorella benvenuta su Eurogeneration. Se dovessi riassumere in cinque-parole-cinque la tua esperienza Erasmus quali sceglieresti?

Ciao Adriano e grazie per l'ospitalità. Il cliché impone alcohol, sesso, festa, amici e divertimento. Ma credo che un anno vissuto all'estero non sia (solo) questo ma molto di più: volontà di mettersi alla prova, desiderio di confrontarsi con gli altri, di partire da zero per costruire una vita nuova, più matura e consapevole. Ops: non sono cinque parole! Sono passati due anni da quel 2004/05 ad Alicante.

 

Ti è passata la sindrome Erasmus?

Direi che peggiora ogni anno di più! Dopo la fase critica, che si manifesta al rientro, la sindrome si "normalizza" e ti accompagna costantemente. Ma è una cosa positiva: è la molla che mi spinge a fare nuove esperienze, a partire (o ripartire) con una marcia in più rispetto agli altri.

Cosa fai oggi nella vita? Riesci ad esprimere quella babelianità acquisita in Spagna?

In attesa dell'ennesima, spero definitiva partenza verso la Spagna (di nuovo !) o il nord Italia a ottobre, mi occupo di grafica e comunicazione. Quest'anno ho avuto la possibilità di migliorare le mie conoscenze nel settore grazie a un progetto della regione Campania (il G.B. Vico) che mi ha permesso di lavorare 4 mesi a Madrid in una galleria d'arte: altra magnifica esperienza all'estero, ho conosciuto persone meravigliose e ho potuto dare sfogo a quella "babelianità" che in patria è un po' troppo compressa (soprattutto al sud e soprattutto a Cava, ma questo è un altro discorso, che conosci bene quanto me).

Sei sempre in contatto con gli amici dell'Erasmus?

Sì. Anche se a fasi alterne: è complicato riempire le distanze e riuscire a vedersi, però grazie a messenger, e-mail e rimpatriate varie siamo ancora in contatto.

Sei riuscita a comunicare con loro sui temi che evochi in "Antropologia dell'Erasmus?"

Di più: sono riuscita a portarli alla discussione della tesi! Ad Alicante sapevano tutti che stavo scrivendo la tesi sull'Erasmus, l'hanno letta (tutta, con mio grande stupore!) e la mia più grande soddisfazione, quando mi sono laureata, è stata vedere i miei amici dell'Erasmus e i miei compagni d'università - Erasmus anche loro, in città diverse - commuoversi insieme a me mentre chiudevo la discussione con le note di "Tornano in mente" di Alex Britti: "Ritorneranno forte nella mente momenti che ho vissuto intensamente, e tutta la gente che ho conosciuto in qualche modo tornerà, ti sembrerà niente però vuol dire che qualcosa ancora ci sta." Spero di essere riuscita a comunicare a tutti gli Erasmus quel "qualcosa che ancora ci sta", dopo due anni e - mi auguro - dopo molti altri ancora.

Friday, September 14 2007

Sul tetto del mondo con Martino Reggiani

Martino Reggiani l'ho conosciuto sull'onda di un'email, mandata in luglio, con un bel file pesantuccio e ricco di note musicali sulla sua esperienza Erasmus a Mulhouse, nell'Alsazia francese. In quel file c'era "Lettre aux Erasmus" ("Lettera agli Erasmus") che Coffee Factory, il blog che segue l'evolversi di cafebabel.com e la community di "babeliani" in gestazione, ha rivelato al Web. Il pezzo l'ho scelto poi per intramezzare un'intervista su Radio Uno (che potete ascoltare al 33-34esimo minuto dell'audio che troverete cliccando qui e poi su "ascolta"). Oggi Martino ha accettato di essere nostro ospite. Si parla di musica, ispirazione, vissuto erasmiano ma anche di politica. Leggere per credere.

 

Martino, benvenuto su Eurogeneration! puoi raccontarci come ti è venuta l'ispirazione per il tuo brano Sul tetto del mondo?

C’è stato un vissuto, un vissuto che ha contenuto attimi e momenti così sottili e forti, così veloci eppure così lenti ad imprimersi, e questa canzone non ne è altro che l’appendice. Poteva anche essere banale, e resta sempre comunque una lettera. Solo una lettera, e una lettera possiede per forza un corpo nostalgico. L’ho scritta dopo due anni all’estero. Avrei voluto scriverla prima, durante quegli anni. Sarebbe stato sicuramente qualcos’altro, ma forse ero troppo implicato per farlo allora, anche se devo dire, odio la crudeltà artificiale dell’intellettualismo. Non è difficile credermi, la nostalgia era presente, come un’inevitabile conseguente Stagione all’inferno passata da Rimbaud.

Puoi raccontarci qualche particolare sul modo col quale lavori di solito alle tue canzoni (strumentazione, luoghi di registrazione, musicisti...)?

Non disdegno affatto suonare assieme ad altri, anzi, lo considero un incentivo a fare le cose che non ho mai voglia di fare. Ma non riesco mai ad inventare assieme ad altri. Difficilmente accade. Non importa lo spazio, ma scrivo da solo. Alla fine ho sempre una chitarra da trascinarmi dietro, o un pianoforte ad aspettarmi (“Lettre aux Erasmus” l’ho scritta con un basso,senza sapere suonare il basso, perché dove mi trovavo non c’era altro strumento in giro. Ironico,no?). Non so dire perché è così. Bisogna stare attenti a sentenziare certe risposte. Forse perché mentre invento, leggo quello che porto scritto dietro la fronte, parole deboli per la maggior parte, più deboli di quello che c’è davanti la fronte.

Cosa ne pensi della costruzione Unione Europea? Capisci quanti in Francia come in Olanda hanno votato No alla Costituzione?

Lo capisco sì, ma non vuol dire che l’approvi. Curano i loro interessi, e purtroppo è un fatto anche troppo umano curare i propri interessi. Gli occhi degli altri sono sempre più crudeli anche perché sono più onesti. Agli occhi del resto del mondo l’Europa è “unita” solo perché sotto un potere economico, e più il potere economico si accrescerà, più le divergenze politiche si appianeranno. Questa però è una parte della realtà. L’Eurogeneration e Noi raccontiamo l’altra parte.

Questo pezzo è nato nel contesto dell'Erasmus. Un progetto straordinario, certo. E se volessimo trovargli un difetto?

Ho vissuto la mia esperienza estera come studente. Come qualcuno, quindi, che possedeva un posto da privilegiato (anche se, secondo gli standard attuali di molti, il mio modo materiale di vivere sarebbe considerato comunque miserrimo), e non ho trovato alcun difetto, se non i soliti burocratici, e quelli umani che ci portavamo dietro noi, e che durante quest’esperienza sono serviti solo ad arricchirci. Posso dirti però che un difetto potrebbe arrivare un giorno, in futuro. Più che un difetto, un rischio. L’esempio più ricco che ho colto da quest’esperienza, è stato di essere riuscito assieme ad un nutrito gruppo di gente straniera come me, a legarci tutti assieme sotto leggi e caratteri universali dello spirito umano (non parlo di quello cattolico). Tutti noi abbiamo dissolto via pregiudizi. Di questi tempi i pregiudizi sono salvaguardati dal politically-correct e da un crescente benessere, ma anche per colpa di questi, restano sempre presenti. E’ vero che l’Europa unita non è affatto unita, poiché quanti, ancora, possono dirsi, e realmente sentirsi, cittadini europei? Ma un primo lungo passo c’è stato, e il difetto potrebbe scaturire da questo. E’ una lezione che ho appreso dal “Guerriero dell’immaginario” dello scrittore martinicano Patrick Chamoiseau. Poiché tutti noi viviamo sotto l’unico pensiero veicolante dell’Europa e dell’occidente, un pensiero che tende ad estraniare ed escludere il resto del mondo. Il rischio è che un giorno quando l’Europa sarà fatta, se mai un giorno accadrà, Noi tutti ci si chiuderà a guscio dentro i nostri sistemi occidentali, creduti i soli possibili, lasciando fuori il resto del mondo, anzi questo sarebbe niente, bensì assoggettandolo come si è sempre fatto, invece di spargersi in giro con le teste ancora calde dei propri vissuti e le mani riempite di saluti.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Non saprei. Forse continuare a scappare sempre dov’è “l’altro” e giocarmi la salvezza. E continuare a farlo finché è possibile.

Sunday, September 2 2007

Capperi che eurogeneration

Dopo un silenzio così lungo non posso non raccontare qualche spicchio di eurogeneration che ho avuto la fortuna di incrociare durante le vacanze trascorse a Pantelleria, un'isola sospesa tra Tunisia e Sicilia. Terra di confine che ha conservato toponomastiche arabeggianti (il nome stesso vuol dire 'figlia del vento'), vulcani spenti e accenti accesissimi.

Iniziamo con quel timidone di Antonio, che non ha voluto farsi fotografare e che – all'entrata della contrada Scauri – vende bendidio: capperi e lenticchie locali, bottarga di tonno e soprattutto olive in tutte le salse. Da non perdere quelle nere alle arance candite: «ricetta alla Bernini», dice lui «perché ho letto nelle memorie del famoso compositore napoletano che lui le amava così». Antonio vende capperi a Pantelleria ma viene da lontano e ha vissuto l'ebrezza del viaggio sulla sua pelle: «Sono nato in Calabria, ero iscritto al Pci e l'invasione della Cecoslovacchia mi portò a volgermi verso la socialdemocrazia. Così feci armi e bagagli e me ne andai a vivere in Germania. Ricordo ancora Willy Brandt, un vero statista, lo andai a vedere ad Amburgo». Nostalgia della Germania? «Un po', sai...», mi confessa mentre sullo sfondo, tra un cappero e l'altro, noto un libro sbiadito dal titolo in tedesco. « Non è detto che in autunno non mi venga in testa di tornarci per metter su un piccolo business di import. I prodotti delle nostre terre sono uniche. Ma è lì che le cose si muovono.»

Riccardo inforna pizze. Ma solo per quella splendida serata vissuta nel cortile del Palazzetto di Karuscia, un'altra contrada di Pantelleria. Le pizze le impastano gli ospiti della residenza gestita dagli squisiti genitori e qualche amico del posto tra cui avevamo la fortuna di essere. Noi, bisogna dirlo, con l'impasto non ci siam fatti onore nonostante le origini campane. Ma abbiamo potuto chiacchierare col pizzaiolo. Che in realtà fa un dottorato in Olanda «in Ingegneria Aeronautica. Finita l'università, come tutti, mi sono guardato intorno. E mi sono reso conto che la realtà europea era tanto diversa da quella italiana. Lì in Olanda il centro di ricerca per il quale lavoro funziona come un'impresa: è snello e il responsabile ha un budget da gestire, come un manager. Se ho bisogno di uno strumento vado nel suo ufficio, lo chiamo per nome e se si soldi ci sono in qualche settimana l'apparecchio arriva. Il trattamento finanziario, poi, non ha niente a che vedere con quello che abbiamo in Italia... Con lo stipendio si può vivere bene e in più si hanno tantissimi benefit. L'università mi ha comprato persino i mobili della casa!»

Monday, July 2 2007

Sono polacca ma l'idraulico non lo faccio

L'eurogeneration dell'Est sbarca a Parigi. E noi l'incontriamo. Agnieska, polacca, spiega la situazione paradossale dei suoi connazionali in Francia: "Se non lavoriamo il problema non esiste. Ma se vogliamo lavorare esistono solo alcuni settori (ristorazione, manovalanza ecc.) nei quali è possibile. Io ho studiato lettere, non voglio fare l'idraulico..."/ Anche Joana, rumena in Francia, è nella stessa situazione. E aggiunge: "anche gli orari di lavoro sono limiti. Non possiamo lavorare a tempo pieno".

Un caffè (vero) a Parigi

Questo week-end reportage a Parigi dagli amici di Pozzetto, un angolo di paradiso gastronomico italiano a Parigi. Incontro subito Pierpaolo, salernitano a Parigi che, nel tempo libero fa gelati e caffè, e che si appresta a iniziare un master in economia a Parigi...
Poi una chiacchiera con Sandro, responsabile del personale.

Thursday, June 7 2007

Attenti a quei due...

marina2.jpg

Strasburgo, 2001, festa Erasmus. Con Nicola Dell'Arciprete (a sinistra) sotto effetto del cibo riunionese e il sottoscritto sotto effetto delle birre alsaziane.

Wednesday, June 6 2007

Tanti accenti in un solo video

Prune, Ariadna, Alexandre e gli altri miei colleghi. Ecco i loro accenti "live". Grazie a Ophélie!