
Il nostro napoletanissimo presidente della Repubblica ha voluto dissipare le ombre gettate dal New York Times sul Bel Paese nel corso della sua visita di ieri in America: "L'Italia è assolutamente un Paese forte su cui vale la pena di scommettere. Non bisogna essere superficialmente ottimisti, ma nemmeno sensazionalisti come l'articolo di oggi sul New York Times" (leggi l'articolo).
Ma cosa dice il NYT? L'articolo non inventa nulla. Dice che l'Italia a breve si farà superare dalla Spagna quanto a PIL pro capite. Che l'11% delle famiglie vive sotto la soglia della povertà. Che due libri, La Casta e Gomorra (guarda la nostra intervista a Roberto Saviano), bene esprimono il malessere del paese. E che gli italiani sono i più tristi dell'Europa occidentale secondo un sondaggio realizzato nell'università di Cambridge proprio dall'italianissima Luisa Corrado.
Ma il quotidiano di Times Square (qui nei suoi uffici con David Mc Craw, uno dei vice-presidenti) parla anche di un tema a noi caro: il generational divide. Cita il blogger Mario Adinolfi: "Qui in Italia Google sarebbe impensabile che dei trentenni possano creare un business in un garage". Ci permettiamo di correggere Adinolfi: Larry Page e Sergei Brin erano ventenni quando diedero vita a quello che sarebbe diventato il primo motore di ricerca al mondo. E proprio i giovani - "istruiti, che viaggiano e usano Internet" - potrebbero essere la chiave del cambiamento prosegue l'autore dell'articolo "ma solo quando la generazione oggi al potere sarà morta". Sì, perché sono in tanti, ancora oggi, ad abbandonare il paese. Che Napolitano guardi la realtà in faccia: l'Italia sta scivolando verso un sottosviluppo strisciante. Del resto basta leggere i risultati del sondaggio del Corriere: più del 90% degli italiani è d'accordo col New York Times. Popolo di sensazionalisti secondo Napolitano.
Ora Vladlen – che ci riceve nel suo studio dell'ateneo californiano in una bella giornata di autunno – sta lavorando a un progetto che promette di essere rivoluzionario: creare il "Second Life-killer", l'alternativa a
I lavori, pilotati dal Professor Koltun (nella foto a sinistra come appara sul sito di Stanford) e sponsorizzati dalla National Science Foundation e dalla Alfred P. Sloan Foundation, sono iniziati nel gennaio 2007 e coinvolgono un team multiculturale – il 











St. Petersburg Times, quando il buon giornalismo scommette sul locale. Ho incontrato Bill Duryea (a sinistra nella foto con una bustina di zucchero targata caffebabel tra le mani), un redattore nazionale che ha passato la maggior parte del tempo a spiegarmi tutto su uno dei più acclamati giornali locali d’America (vedi il racconto dal New York Times). Il loro modello d’impresa è sempre più diversificato. Hanno lanciato sia un quotidiano gratuito dedicato ai giovani sia una rivista che si rivolge alle donne sane e i loro contenuti sono così buoni perché offrono una prospettiva locale nuova alle notizie della Florida, a quelle nazionali e a quelle internazionali.


2. Il dibattito politico è povero.
3. Gli americani non sono interessati a quel che accade nel mondo




